L'autore Bernardo Draghetti, stimato commercialista con un passato musicale alla corte di Bibi Ballandi e un presente anche come triatleta Ironman, costruisce la sua autobiografia senza cercare nessuna indulgenza. L’infanzia nei campi di Metanopoli, le prime ribellioni scolastiche, le amicizie ruvide nate sull’asfalto, gli amori che segnano più di quanto consolino: ogni episodio è raccontato con una sincerità disarmante. Non c’è compiacimento né autocommiserazione. Solo il tentativo ostinato di dare ordine alle proprie cicatrici. La scrittura è cruda ma mai pesante, attraversata da un’ironia sottile che funziona come una bussola emotiva. È proprio questa ironia a rendere digeribile ciò che, altrimenti, sarebbe solo dolore sedimentato. Draghetti non addolcisce la realtà: la attraversa, invitando il lettore a fare lo stesso.
La prefazione del campione di ciclismo Fabio Aru aggiunge una chiave di lettura interessante: la disciplina, la fatica, la resistenza come elementi fondanti non solo dello sport, ma della costruzione di sé. Non è un’introduzione formale, ma un ponte coerente con il cuore del libro. A chiudere il cerchio, la postfazione e le schede musicali del sottoscritto che cercano di ampliare l’esperienza, trasformando la colonna sonora evocata nel testo in una guida concreta, quasi un’estensione sensoriale del racconto, attraverso specifici QR Code da attivare con lo smartphone.
Uno degli aspetti più riusciti è l’ambientazione: tra i Navigli e la provincia, emerge un’Italia viva, in trasformazione, lontana dalle cartoline e più vicina alle crepe reali del quotidiano. È un affresco che non idealizza ma che osserva. Il tema centrale resta però la resistenza. Non quella eroica e celebrata... quella silenziosa e quotidiana, che ci pone un quesito preciso: quanto bisogna restare saldi per diventare, finalmente, liberi? Fatto di ferro non offre risposte facili ma pone la domanda con una forza che resta addosso. Pubblicato dalla neonata Ealixir Editions, questo libro è un testo potente sull’identità e sul tempo ma, su tutto, è una testimonianza sincera. Non chiede di essere giudicato, chiede di essere vissuto. E alla fine, proprio come una canzone che non riesci a toglierti dalla testa, continua a risuonare anche dopo l’ultima pagina.
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