lunedì 2 febbraio 2026

So here I am once more...


Ancora qualche settimana e sarò nuovamente a Sanremo. Stesso badge al collo da strisciare all'ingresso del roof garden, stesso sorriso tirato di chi sa già come andrà a finire. Sanremo 2026: l’edizione in cui, mi dicono, “torna la musica”. Una frase che suona come l’avvistamento del mostro di Loch Ness: tutti ne parlano, nessuno l’ha mai visto davvero. La gara inizia ufficialmente il 24 di questo mese... ma io, come molti colleghi, ho già cominciato a criticare i brani dopo il preascolto riservato agli addetti ai lavori.

Guarda qui dal minuto 25:00

Guarda anche qui dal minuto 25:00

Torno puntualmente sul luogo del delitto per dovere professionale, che è una forma elegante per dire... masochismo (mal) retribuito. Giornalista e conduttore radio di qualità — così mi definisco per ricordarmi chi ero prima di questa settimana — sarò in riviera cercando di capire dove sia finita la canzone italiana mentre tutti applaudiranno il suo ologramma.

Sul palco, conme di consueto, mi aspetto i soliti tre minuti di nulla cosmico confezionato benissimo: testi che sembrano scritti da un algoritmo depresso, melodie che si assomigliano come cugini a un pranzo di Natale e arrangiamenti pensati per non disturbare nessuno, soprattutto il silenzio interiore. Ogni tanto qualcuno parlerà di “anima”, parola abusata come il termine “esperienza” nei menù dei bistrot. Io prenderò appunti con l’ostinazione dell’archeologo: magari sotto qualche ritornello trap-pop-sentimentale scoverò un frammento di bellezza, una scheggia di senso, una prova di vita intelligente. 

Eppure ogni anno sono ostinatamente, cocciutamente presente in sala stampa, tra un caffè bruciacchiato e un collega che mi dice “però il pezzo cresce”, come se la crescita fosse un valore in sé e non il sintomo di un tumore musicale. Presente perché, ogni tanto, raramente, quasi per sbaglio, qualcosa succede: una nota fuori moda, una parola non allineata, un essere umano che canta senza chiedere scusa. In quei momenti mi ricordo perché faccio questo mestiere. Subito dopo parte l’ennesimo obbrobrio dell’attuale canzonetta italiana e il ricordo svanisce. Ma qualcuno dovrà pur testimoniare questo scempio...

Nessun commento:

Posta un commento