mercoledì 22 marzo 2023

Rocco vs Bob: io sto con Rocco!


Sto seguendo con grande divertimento la querelle inescata da un post di Rocco Tanica (degli Elio E Le Storie Tese) , in merito al divieto - imposto da Bob Dylan - dell'utilizzo degli smartphone durante i suoi prossimi concerti italiani, definiti come un aggeggio di Satana! Il menestrello di Duluth si pone, quindi, in netta contrapposizione con la cosiddetta "generazione Z": niente foto o video. Una scelta che può sembrare sensata e ragionevole… certo, se sei Beethoven. Ma Mister Zimmermann dovrebbe parlare alle nuove generazioni (che usano i telefoni come vera e propria estensione del loro braccio) e non essere il prete in Chiesa che ti intima di abbassare la suoneria. Quei giovani che rappresentarono la sua fortuna ai tempi, "scaldati" dalla spinta rivoluzionaria delle tue canzoni. Gli stessi ai quali dovrebbe parlare oggi - Dio sa quanto ce ne sarebbe bisogno - ma che non sono in grado di permettersi il biglietto di un suo concerto.

Non è mai stato "Mister Simpatia"...

Già ai tempi dell'assegnazione del premio Nobel, Bob si fece desiderare. Per fortuna, in quella occasione ci fu Patti Smith a cantare la sua A hard rain's a-gonna fall. Vogliamo poi parlare del suo libro in edizione limitata sulla filosofia della canzone, venduto a 600 dollari a copia, solo perché autografato?!? Salvo poi scoprire che la firma non era di suo pungo ma stampata! Un artista grandissimo, di straordinario valore musicale e sociale ma antipatico, sul palco e fuori.

Il vergognoso gabello dei 5 euro

La scelta di vietare i telefonini è assolutamente priva di qualsiasi significato tecnico. Se il problema sono i contenuti digitali che finiranno liberamente in rete... credo che Dylan possa permettersi di perdere pure qualche centesimo, visto la montagna di soldi guadagnati in carriera. In compenso... per tenere in custodia i telefoni ai suoi concerti ogni spettatore dovrà pagare 5 euro per il servizio. Non era lui che cantava All the money you make will never buy back your soul?!?

La condivisione di un'esperienza

Io trovo che portarsi a casa un ricordo di un'esperienza come quella di un concerto di un'icona come lui, debba contemplare anche il diritto di realizzare un personale ricordo materiale, da postare magari su Facebook o in una story di Instagram. Le belle esperienze non vanno solo ostentate ma si possono condividere con piacere per accrescerne il senso, per renderle comuni, per poterne parlare ed essere capiti. È come andare a visitare una città e non scattare delle foto; io non lo faccio mai! Perchè mai Dylan deve imporre al pubblico pagante come vivere intimamente il momento di un suo concerto? Considerando anche il fatto che - battuta di Tanica a parte - la versione live odierna del Nostro può generare fastidiosissimi effetti collaterali...


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