La storia è iniziata con una foto: il comico Pucci nudo come mamma l'ha fatto, annunciato come co-conduttore di Sanremo 2026. Un’immagine potente, simbolica, quasi profetica. Non tanto per l’audacia artistica, quanto perché già lì era chiaro il messaggio: “Guardate, non c’è proprio niente da vedere”. E infatti... non ci siamo persi nulla!
Prevedibilmente, nel giro di poche ore quella foto è diventata il Carosello dei commenti negativi, una sfilata di “no grazie” più affollata del Festival stesso. Critiche, meme, indignazioni assortite: mancava solo il Fantasanremo che lo penalizzasse di dieci punti per eccesso di epidermide. A quel punto Pucci ha fatto la cosa più sensata possibile: ha ringraziato, salutato e si è rivestito. Letteralmente e metaforicamente.
Il rifiuto di andare a Sanremo, dopo la ridda di commenti, è stato presentato come un gesto di dignità, riflessione, forse pure filosofia zen. In realtà suona più come un classico “Ok, ho capito l’aria che tira”. Perché Sanremo è come una spiaggia affollata: se arrivi nudo e nessuno ti guarda con ammirazione, forse è il caso di tornarsene a casa.
C'è anche chi - ammalato di complottismo - si spinge oltre, ipotizzando un finto dietro-front dietro al quale ci sarebbe addirittura la macchina propagandistica del Governo. Quale migliore occasione "farlo rinunciare" per partire poi con la solita imponente campagna mediatica contro la sinistra "odiatrice e illiberale"?!?
Polemiche a parte, alla fine resta quella foto, con commento social di Carlo Conti e relative grasse risate ("Quando sarai sul palco dell'Ariston mettiti almeno il costumino"), emblema perfetto di una triste operazione mai nata, metro fedele del livello stilistico di Andrea Baccan. Pucci che non va a Sanremo è un po’ come Pucci nudo: se ne parla tanto, ma non lascia davvero il segno. E va bene così. Meglio un’assenza consapevole che una presenza… scoperta.

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