martedì 7 aprile 2026

La verità al tempo degli algoritmi: Enea Angelo Trevisan presenta "L’industria delle bugie"



Nel cuore finanziario di Milano, tra le sale di Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Italiana, va in scena un appuntamento che promette di interrogare uno dei temi più urgenti del nostro tempo: la verità nell’era digitale. Mercoledì 8 aprile alle ore 17:00, Enea Angelo Trevisan presenta il suo nuovo libro, L’industria delle bugie, un’opera che affonda nel cuore del sistema informativo contemporaneo. Edito da Ealixir Editions e arricchito dalla prefazione dell'ex magistrato Luca Palamara, il volume - disponibile anche in lingua spagnola - sarà al centro di un incontro che vedrà la partecipazione anche di Alessandro Sallusti, offrendo così un confronto a più voci sul potere – e i rischi – dell’informazione digitale.


Dentro la fabbrica delle notizie

Nel suo nuovo lavoro, Trevisan descrive Internet non più come semplice strumento, ma come vero e proprio ecosistema in cui si formano opinioni, si costruiscono reputazioni e, con la medesima rapidità, si possono distruggere. Un ambiente virtuale dove la velocità domina su tutto: le notizie si rincorrono senza sosta, creando una sovrapposizione continua tra fatti verificati e contenuti manipolati. Il punto critico, sottolinea l’autore, è che spesso il falso non solo circola più velocemente, ma riesce anche a imporsi sul vero. Il motivo? Fa più rumore, cattura più attenzione, si adatta meglio alle logiche degli algoritmi.

Una bussola per orientarsi nel caos

L’industria delle bugie nasce da un’urgenza concreta, più che da un intento teorico. Il libro si propone come guida pratica per decifrare i meccanismi della comunicazione digitale: dai funzionamenti dei social network ai centri di potere che influenzano la diffusione delle informazioni, fino agli interessi nascosti dietro trend e contenuti virali. L’obiettivo è chiaro: fornire strumenti per difendere la propria identità e la propria reputazione online, sempre più esposte e vulnerabili.

Google, le hit virali e il parallelismo con la musica

Il tema della verità online non può prescindere dal ruolo dei grandi motori di ricerca come Google, veri direttori d’orchestra del traffico informativo globale. Come nelle classifiche musicali, anche qui vincono visibilità e rapidità: ciò che emerge non è sempre ciò che è più accurato, ma quello che riesce a diventare “virale”. Il parallelismo con la musica è tutt’altro che casuale. Una canzone diventa una hit non necessariamente per la sua qualità intrinseca, ma per la sua capacità di diffondersi, essere condivisa, entrare nella testa delle persone. Allo stesso modo, una notizia – vera o falsa – può scalare le “classifiche” del web grazie a titoli accattivanti, emozioni forti e dinamiche di condivisione automatica. In questo senso, le fake news funzionano come i tormentoni estivi: si propagano rapidamente, si ripetono fino a sembrare familiari e, proprio per questo, credibili. La differenza è che, mentre una canzone può essere innocua, una notizia falsa può influenzare opinioni, decisioni e perfino il destino di individui e istituzioni.

Costruire consapevolezza

Nel “regno confuso” della Rete, dove il confine tra realtà e costruzione è sempre più sfumato, il libro di Trevisan si propone come una mappa personale per orientarsi. Non una verità assoluta, ma uno strumento per riconoscere le distorsioni e recuperare uno sguardo critico. L’appuntamento milanese si configura così non solo come una presentazione editoriale, ma come un momento di riflessione collettiva su quella che l’autore definisce la più grande fabbrica di menzogne mai costruita. Un sistema che, oggi più che mai, richiede attenzione, consapevolezza e – forse – un nuovo modo di ascoltare, non solo le notizie, ma anche il “suono” della verità.

Tra musica e macerie: il grido di Pippo Pollina per la Palestina



Nel panorama della canzone d’autore impegnata torna a farsi sentire la voce intensa e inconfondibile del siciliano Pippo Pollina, che pubblica il video ufficiale di “Free Palestina”, uno dei brani più significativi del suo nuovo progetto discografico “Fra guerra e pace”.

Il video, diretto da Enzo De Giorgi e prodotto da Rambaldo degli Azzoni Avogadro, è un cortometraggio dal forte impatto visivo ed emotivo. Le immagini alternano l’esibizione in studio del cantautore siciliano a sequenze che raccontano la devastazione della guerra in Palestina: esplosioni, macerie e volti segnati dalla disperazione. Ma il racconto non si ferma al dolore. Progressivamente, la narrazione visiva si apre a scene di mobilitazioni globali e simboli di rinascita, come un fiore che sboccia tra le rovine, restituendo il senso profondo del brano: la speranza, nonostante tutto. Un elemento distintivo del video è l’uso dell’intelligenza artificiale, impiegata per rielaborare e trasformare immagini già esistenti in rete, dando vita a un linguaggio visivo contemporaneo che amplifica il messaggio della canzone.

Con “Free Palestina”, Pollina non si limita a raccontare: prende posizione. Le sue parole sono un invito a rifiutare ogni logica di violenza e contrapposizione sterile, sottolineando come la guerra sia sempre lontana dai desideri reali delle persone. È una riflessione lucida e poetica che si inserisce perfettamente nel concept dell’album “Fra guerra e pace”, un lavoro che si muove tra denuncia, memoria e tensione verso un futuro diverso. Il disco si presenta infatti come una vera e propria dichiarazione artistica e politica: attraverso una scrittura profonda e una musica ricca di influenze, l’artista porta l’ascoltatore oltre i titoli dei giornali, dentro le storie umane che si nascondono dietro i conflitti. Dolore, amore e speranza convivono in un equilibrio delicato, rendendo l’album un’opera coerente e intensa.

Disponibile esclusivamente in formato fisico (CD e vinile), “Fra guerra e pace” conferma ancora una volta la coerenza e la profondità del percorso artistico di Pollina. Cantautore siciliano con una carriera internazionale consolidata, ha costruito negli anni un linguaggio musicale capace di attraversare confini geografici e culturali, mantenendo sempre al centro l’urgenza del racconto e l’impegno civile.


Con oltre quarant’anni di attività, migliaia di concerti e collaborazioni prestigiose — tra cui Franco Battiato, Georges Moustaki e Konstantin Wecker — Pippo Pollina si conferma una delle voci più autorevoli della musica d’autore europea. E con questo nuovo lavoro, ribadisce che la musica può ancora essere uno strumento potente per interrogare il presente e immaginare un futuro diverso.

Il mio nome è Bond, Jacqueline Bond



Il "problema" di James Bond non è mai stato il fatto che sia una fantasia iper-stilizzata di spionaggio, gadget improbabili e Martini agitati - non mescolati - con precisione chirurgica… no, il vero nodo irrisolto era il cromosoma!

E quindi eccoci qui: dopo decenni passati a costruire un personaggio volutamente sopra le righe, quasi caricaturale nella sua eleganza tossica e nel suo machismo da manuale, la grande rivoluzione sarebbe cambiare genere. Perché ovviamente basta questo per trasformare un’icona narrativa, giusto? Non serve riscrivere le dinamiche, non serve interrogarsi su cosa rappresenti oggi lo spionaggio o su quanto sia ancora rilevante quel tipo di eroe… no, basta un’operazione cosmetica e via, applausi.

È un po’ come prendere un vecchio poster scolorito, cambiare la cornice e dichiarare di aver reinventato l’arte contemporanea. Geniale. Rivoluzionario. Assolutamente non una scorciatoia pigra travestita da progresso. E sia chiaro: il punto non è “donna sì o donna no”. Il punto è l’idea, quasi commovente nella sua ingenuità, che un cambiamento superficiale venga venduto come svolta epocale. Come se il pubblico fosse lì ad aspettare proprio quello, ignorando tutto il resto: sceneggiature sempre più prevedibili, franchise spremuti fino all’ultima goccia, creatività lasciata in sala d’attesa e abbinamenti musicali con la popstar del momento.

Ma tranquilli... basta cambiare il genere del protagonista e improvvisamente tutto acquista profondità, significato, modernità. Certo, come no... Alla fine, più che una scelta coraggiosa, sembra l’ennesimo tentativo disperato di dimostrare di essere “al passo coi tempi” senza avere davvero nulla di nuovo da dire. E questo sì che è degno di un vero film di spionaggio: una grande operazione di distrazione di massa.

giovedì 2 aprile 2026

Una Pasqua "urban" al JustMe Milano



Nella suggestiva cornice del JustMe Milano, ai piedi dell’imponente Torre Branca, immersa nella magica atmosfera del Parco Sempione, sabato 4 aprile si festeggia con un live imperdibile. Nella raffinata location prenderà infatti vita una serata da segnare in agenda: è infatti in arrivo William Leonard Roberts II, meglio conosciuto come Rick Ross.


Nato il 28 gennaio 1976 a Clarksdale, nel Mississippi, Rick Ross è una delle figure più riconoscibili della scena hip hop internazionale: fisico imponente, iconici occhiali da sole, tatuaggi distintivi — tra cui il volto di Abramo Lincoln e armi simboliche — e uno stile inconfondibile che lo ha reso una vera icona del genere. Il suo nome d’arte prende ispirazione dal celebre trafficante “Freeway” Ricky Ross, pur senza alcun legame diretto con lui. Prima di intraprendere la carriera musicale, Roberts ha lavorato come guardia carceraria, un passato che contribuisce a rendere ancora più interessante la sua evoluzione artistica.

Fondatore della Maybach Music Group, Rick Ross ha costruito un vero e proprio impero musicale, lanciando e collaborando con numerosi artisti di rilievo. Con album di successo come Deeper Than Rap e i lavori successivi, ha consolidato il suo ruolo nel panorama hip hop, distinguendosi per uno stile lussuoso, produzioni raffinate e testi che raccontano ambizione, successo e vita urbana.

 

Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcune delle più grandi star della musica internazionale e ha contribuito a definire il suono del rap contemporaneo, diventando uno dei principali ambasciatori della scena statunitense nel mondo. Oggi Rick Ross continua a innovare e a pubblicare nuova musica, mantenendo una presenza costante ai vertici dell’industria. La sua energia, il suo carisma e il suo repertorio renderanno il sabato di Pasqua a Milano un evento ancora più esclusivo e scintillante, trasformando la notte del JustMe in un’esperienza unica per tutti gli amanti della musica urban.

L’ultimo concerto di Ryuichi Sakamoto arriva al cinema: “Opus”, evento unico il 19 maggio



Dopo la clamorosa accoglienza all'80a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e a Piano City Milano, arriva finalmente nelle sale italiane Ryuichi Sakamoto | Opus, un evento speciale che porta sul grande schermo l’ultima, intensa performance del maestro giapponese. L’appuntamento è fissato per il 19 maggio alle ore 20:30, quando il film concerto sarà trasmesso in contemporanea nei cinema di tutta Italia. Le prevendite apriranno a partire dal 16 aprile

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Un testamento musicale firmato Neo Sora

Diretto da Neo Sora, figlio del compositore, Opus rappresenta molto più di un semplice concerto: è un vero e proprio testamento artistico di Ryuichi Sakamoto, scomparso il 28 marzo 2023. Negli ultimi anni, le condizioni di salute del musicista gli avevano impedito di esibirsi dal vivo. Ma alla fine del 2022, Sakamoto ha trovato la forza di lasciare al pubblico un ultimo dono: una performance essenziale e potentissima, costruita attorno al dialogo intimo tra lui e il pianoforte. Distribuzione Nexo Studios e Mescalito Film. Io, nel frattempo, ho già ordinato su Amazon il bluray...


Un viaggio in musica lungo tutta una carriera

Il film raccoglie 20 brani selezionati personalmente da Sakamoto, disposti in una sequenza che racconta la sua vita artistica senza bisogno di parole. Dalla stagione pionieristica con la Yellow Magic Orchestra, fino alle celebri colonne sonore per Bernardo Bertolucci, passando per le composizioni più recenti e contemplative dell’album 12, Opus è una sintesi profonda e coerente del suo percorso. Girato nello Studio 509 dell’NHK Broadcast Center, scelto per la sua acustica impeccabile, il film si sviluppa come una narrazione visiva del tempo: la luce cambia, le atmosfere si trasformano, accompagnando lo spettatore in un arco che va idealmente dall’alba al tramonto.

Essenza tra corpo e suono

La regia di Neo Sora punta tutto sull’essenza: bianco e nero, inquadrature studiate, attenzione quasi tattile al rapporto tra musicista e strumento. Il pianoforte diventa un’estensione del corpo di Sakamoto, mentre ogni respiro, ogni vibrazione meccanica contribuisce a costruire un’esperienza immersiva e profondamente emotiva. Anche il repertorio rivela un lato inedito: alcuni brani vengono reinterpretati, rallentati o eseguiti per la prima volta in versione solo piano, mostrando un artista ancora capace di esplorare nuovi territori, persino nel momento dell’addio.


Il canto del cigno di un maestro

"Ryuichi Sakamoto | Opus" è, in definitiva, un’opera di rara intensità: una celebrazione della vita e dell’arte nella loro forma più pura. Non soltanto un concerto ma un commiato consapevole, delicato e profondamente umano. Un ultimo gesto creativo che, come tutta la musica di Sakamoto, continuerà a risuonare ben oltre il silenzio.


martedì 31 marzo 2026

Il nuovo battito dei Rush



Dopo una lunga attesa, finalmente è successo per davvero: la batterista Anika Nilles ha debuttato dal vivo con i Rush! Eh sì, il peso di questo momento si sentiva tutto. Perché raccogliere l’eredità di Neil Peart non significa semplicemente suonare bene: significa entrare in una storia che ha ridefinito il ruolo della batteria nel rock. Per chi ancora non la conoscesse, Anika non è certo una meteora. È una musicista completa, con un linguaggio personale fatto di groove sofisticati, perfetta indipendenza degli arti e una musicalità che va oltre la tecnica pura. Negli anni è diventata anche un punto di riferimento nella didattica, costruendo una comunità globale di batteristi che guardano a lei non solo per l’abilità, ma per l’approccio creativo allo strumento.

Eppure, qui il contesto era di quelli che possono schiacciare anche i più grandi: un palco gigantesco, una legacy ingombrante e, soprattutto, il ritorno dei Rush con Geddy Lee e Alex Lifeson di nuovo insieme dopo oltre dieci anni. Non un semplice concerto, ma un momento simbolico, quasi rituale. Il debutto è avvenuto a sorpresa durante i Juno Awards, i Grammy canadesi, tenutisi a Hamilton. Una scelta tutt’altro che casuale: casa, identità, memoria. Ed è proprio lì che i “nuovi” Rush hanno deciso di ripartire. Il brano scelto è stato Finding My Way, apertura dello storico album di debutto del 1974. Una canzone che non veniva eseguita dal vivo dalla metà degli anni ’80, quasi a chiudere un cerchio: tornare all’inizio per poter andare avanti. Secondo quanto emerso, la band era indecisa su cosa suonare, finché il management non ha suggerito proprio questo pezzo, trasformando il debutto in un gesto carico di significato. Accanto a loro, sul palco, anche Loren Gold, già noto per il lavoro con gli Who e con Roger Daltrey, a completare una formazione pensata per rispettare il passato ma con uno sguardo aperto al presente.

Dopo la scomparsa di Peart, la scelta di Anika Nilles è arrivata con il benestare della famiglia del batterista, un dettaglio che pesa quanto — se non più — delle capacità tecniche. Perché qui non si trattava solo di trovare qualcuno in grado di suonare quelle parti, ma di trovare qualcuno capace di farlo con rispetto, sensibilità e identità. E Anika, in questo debutto, ha fatto esattamente questo: non imitare, ma interpretare. Non sostituire, ma proseguire.

 

Tra un anno esatto, il 30 marzo 2027, i Rush sono attesi anche in Italia, all’Unipol Dome, per quella che al momento è l’unica data annunciata del tour “Fifty Something”. Un altro capitolo di una storia che, contro ogni previsione, continua a scriversi.

E stavolta, con un nuovo battito.

lunedì 30 marzo 2026

Buon viaggio David: ora starai viaggiando verso la tua Maracaibo



Certe notizie arrivano come una stonatura improvvisa in una canzone che conosciamo a memoria. La scomparsa di David Riondino, a 73 anni, è una di quelle. Se ne va un artista difficile da incasellare, uno di quelli che attraversano linguaggi e generi con leggerezza e intelligenza, lasciando ovunque una traccia personale, ironica, inconfondibile. Riondino si è spento nella sua casa di Roma, dopo aver affrontato negli ultimi anni una malattia importante. A dare la notizia è stata l’amica Chiara Rapaccini, con un messaggio carico di affetto e memoria condivisa. I funerali si terranno domani alle 11:00 nella Chiesa degli Artisti, a Piazza del Popolo: un luogo simbolico per salutare chi dell’arte ha fatto una vita intera.

mercoledì 25 marzo 2026

Sex Pistols 2.0: Frank Carter guida il ritorno punk al Parco della Musica di Milano



Il calendario estivo del Parco della Musica di Milano 2026 continua ad ampliarsi con due nuovi appuntamenti di respiro internazionale che promettono di infiammare il pubblico. Il 26 giugno sarà la volta dei Sex Pistols feat. Frank Carter, mentre il 28 giugno saliranno sul palco gli A Day To Remember, accompagnati da Grandson e Vianova. L’annuncio rafforza ulteriormente la proposta artistica della venue milanese, uno spazio immerso nel verde alle porte della città che, dopo il successo della sua prima edizione, si prepara a una stagione 2026 ancora più ricca e trasversale.


Le prevendite per i Sex Pistols feat. Frank Carter saranno disponibili a partire dal 26 marzo alle ore 10.00 sui circuiti abituali

Protagonisti assoluti del nuovo annuncio sono i Sex Pistols in una versione rinnovata, con Steve Jones, Paul Cook e Glen Matlock affiancati alla voce da Frank Carter. Un progetto che unisce l’eredità di una delle band più iconiche della storia del punk alla carica esplosiva di uno dei frontman più energici della scena britannica contemporanea. Un incontro generazionale che promette uno show ad alto tasso di adrenalina. Due giorni dopo, il 28 giugno, toccherà agli A Day To Remember, tra i nomi più riconoscibili della scena pop punk internazionale. La band americana, nota per il suo mix di punk e metalcore, porterà sul palco uno dei live più intensi e imprevedibili del circuito. Ad accompagnarli ci saranno Grandson, cantautore canadese apprezzato per i suoi testi diretti e politicamente incisivi, e i Vianova, formazione metalcore berlinese pronta a completare una serata dal forte impatto sonoro.

Quella volta che - sigh! - Glen Matlock mi autografò il 45 giri di Anarchy in the UK (prima stampa
inglese), perforandomi la copertina con la penna...

Il Parco della Musica di Milano, situato a Segrate nei pressi di Linate, si estende su un’area di 70mila metri quadrati e ospiterà concerti da giugno a settembre su due palchi, Arena e Garden. La programmazione abbraccia generi diversi, dal pop al rock, dall’elettronica all’hip-hop, con l’obiettivo di coinvolgere pubblici di tutte le età. Molti artisti internazionali hanno scelto questa location per la loro unica data italiana nell’estate 2026, confermando il crescente prestigio della rassegna. Tra i nomi già annunciati figurano TLC, Bad Omens, The Flaming Lips, Halsey, Garbage, Gloria Gaynor, Mac DeMarco, Pixies, Caparezza, Lorde e molti altri.

Oltre alla musica, l’area è progettata per offrire un’esperienza completa: spazi modulabili con posti a sedere e in piedi, aree ristoro accessibili anche senza biglietto, food truck distribuiti nel parco e punti merchandising sia all’interno che all’ingresso. Il sistema di pagamento sarà completamente cashless, con casse automatiche per velocizzare gli acquisti. Grande attenzione anche alla sostenibilità, con incentivi all’utilizzo di mezzi pubblici e biciclette, oltre alla disponibilità di 3000 posti auto prenotabili online per ridurre traffico e tempi di attesa.


martedì 24 marzo 2026

Ciao Gino, matto come un gatto



Se n’è andato in silenzio, come spesso aveva vissuto: Gino Paoli, 91 anni, una delle voci più riconoscibili e profonde della canzone italiana. La famiglia ha raccontato di un addio sereno, nella notte, circondato dagli affetti più intimi. E forse non poteva essere diverso per un artista che ha sempre tenuto insieme pudore e intensità, distanza e passione. Il tempo ha voluto aggiungere una coincidenza carica di significato: la sua scomparsa è arrivata poco dopo quella di Ornella Vanoni, compagna artistica e affettiva di un tratto fondamentale della sua vita. Un legame che aveva attraversato decenni, trasformandosi, resistendo, rimanendo.

Nato a Monfalcone nel 1934 e cresciuto a Genova, Paoli non è stato subito un uomo di musica. Prima di arrivare alle canzoni, ha attraversato mestieri e tentativi: facchino, grafico pubblicitario, pittore. La sua traiettoria non è stata lineare, né tantomeno rapida. Le prime composizioni faticano a trovare spazio, ma qualcosa si muove con La gatta, che lentamente conquista ascolti e attenzione. È l’inizio di un passaggio decisivo: l’incontro con Mogol e, soprattutto, l’approdo a Mina con Il cielo in una stanza. Da quel momento, Paoli smette di essere una promessa e diventa un autore centrale.

I primi anni Sessanta sono anche un laboratorio sentimentale. Le relazioni diventano materia viva delle sue canzoni. Con Ornella Vanoni nascono brani come Senza fine e Anche se, ma soprattutto un legame destinato a trasformarsi nel tempo in una profonda amicizia. Poi arriva Stefania Sandrelli, giovanissima, e con lei una relazione che scuote opinione pubblica e cronaca: Paoli è sposato, ma da quell’amore nascerà Amanda. Il 1963 - nel quale sono nato io - è l’anno che sembra contenere un’intera vita. Da una parte il successo pieno, con Sapore di sale e Che cosa c’è. Dall’altra il crollo improvviso: l’11 luglio si spara al cuore. Sopravvive per un caso, o forse per destino. Il proiettile non colpisce organi vitali e resta nel suo petto per sempre, come una presenza silenziosa, un promemoria fisico di una frattura mai del tutto rimarginata. Dopo Sanremo nel 1964 — palco che tornerà a frequentare più volte — attraversa una fase più appartata. Ma è una ritirata solo apparente: negli anni Settanta rientra con lavori più maturi, e parallelamente si muove dietro le quinte come produttore e scopritore di talenti. Negli anni Ottanta torna al centro della scena con Una lunga storia d’amore, che riaccende la sua popolarità e lo riporta anche sul palco insieme alla Vanoni. Nel 1991 firma Quattro amici, contenuta in Matto come un gatto, che conquista il Festivalbar e lo riconsegna a un pubblico trasversale. Un disco che condividevo con mio padre, responsabile di avermi fatto conoscere Paoli quando ero bambino, al quale questo blog è dedicato.

Paoli ha sempre raccontato il proprio percorso con una certa ironia distaccata. Diceva di essere entrato nella musica quasi per caso, lui che preferiva dipingere in solitudine, lontano dai riflettori. Non amava l’idea del cantante mondano, anzi: si definiva refrattario a quel mondo. Un uomo schivo come un gatto, capace però di improvvise accensioni polemiche. Introverso e spigoloso, sicuramente antipatico ai più ma mai domo. Ed è forse proprio questa tensione — tra riserbo e intensità, tra fragilità e orgoglio — che ha reso le sue canzoni così durature. Non solo successi, ma frammenti di vita trasformati in musica, capaci ancora oggi di parlare con una sincerità disarmante. Con la sua scomparsa, resta un vuoto difficile da colmare, ma anche un’eredità che continua a respirare nelle parole e nelle melodie che ha lasciato.

Alle prese col mortaio, fondamentale per la preparazione del Pesto...

Ero molto amico e collega di suo figlio Giovanni (morto lo scorso anno... ciao Giò, ovunque ti trovi ora...) col quale spesso scherzavo, sottolineando come alcune cose presenti nella casa di Gino fossero frutto dei miei puntuali acquisti di dischi del padre. Grazie a Giovanni nel 2023 trascorsi un bel fine pomeriggio presso il Teatro Strehler nel suo camerino, insieme a Ricky Gianco. In quella occasione Gino mi recitò una poesia che amavo molto, scritta dal poeta dialettale Edoardo Firpo, L'öchin, che si conclude così:

Potessi fare come il gabbiano,
ad ogni onda che arriva
alzarmi sempre un pochino

Proprio in quei versi oggi si raccoglie il senso più profondo della sua dipartita. Quando me li recitò, con quella voce capace di essere insieme ruvida e carezzevole, non sembravano un addio ma una dichiarazione di resistenza, quasi una filosofia minima: restare leggeri anche quando il mare si agita, trovare ogni volta la forza di sollevarsi appena sopra ciò che ci travolge. Ora che Gino non c’è più, quelle stesse parole cambiano peso. Non sono più soltanto un desiderio, ma diventano una traccia, una direzione lasciata a chi resta. La sua musica, come quel gabbiano, ha saputo attraversare decenni di mare mosso, di silenzi e ritorni, di malinconie ostinate e improvvisi slanci. E ogni volta si è alzata, un poco sopra, senza mai perdere il contatto con l’onda. Forse è così che si può pensare la sua morte: non come un punto fermo, ma come l’ultimo movimento di quella traiettoria leggera. Un sollevarsi definitivo, appena oltre il rumore del mondo, lasciando a noi il compito di riconoscere, in ogni nuova onda, la possibilità di non affondare.

lunedì 23 marzo 2026

Live Rarities riapre i battenti!



"Dove eravamo rimasti?": prendo in prestito la famosa frase di Enzo Tortora per riaprire ufficialmente Live Rarities, il mio gruppo Facebook dedito alla condivisione di materiale audio/video non ufficiale. Sicuro che questa ripartenza verrà accolta favorevolmente, visto che parecchi fra voi in questi anni mi hanno ripetutamente spronato a riprenderne l'attività: ebbene... eccovi accontentati! Ho pensato di modificare alcuni aspetti, per evitare di dover sottoscrivere nuovamente un abbonamento a pagamento per il cloud che custodisca le registrazioni via via offerte dagli iscritti. Viene abolita la quota di partecipazione, da oggi Live Rarities è completamente gratuito!

>> CLICCA QUI PER ISCRIVERTI <<

Non avremo più il dropbox utilizzato in passato ma ogni membro, in fase di offerta, potrà scegliere - indicandolo chiaramente nel post relativo - se intende inviare il materiale ai richiedenti via SwissTransfer (che aderiranno con un semplice messaggio di risposta al post stesso) o se indicare un link di un proprio spazio per il download.

Non è ammesso lo scambio di materiale ufficiale... ma solo di bootleg!

Ogni offerente - sempre sul post - potrà indicare se la singola registrazione che propone (audio o video che sia) prevede una scadenza temporale o rimarrà sempre valida nel tempo. Facendo sempre attenzione a includere nelle varie offerte copertine, file txt informativi e, in generale, tutto quello che sia disponibile a corredo. Chiedo che ogni membro, per contribuire allo sviluppo degli scambi, si impegni ad offrire con regolarità. Non voglio sembrare troppo rigido ma, prima o poi, gli iscritti silenti dovranno essere necessariamente espulsi, altrimenti il gioco a tendere si esaurirebbe...

Non è la ricchezza che manca nel mondo, è la condivisione. Buon ascolto a tutti/e!

venerdì 20 marzo 2026

Pulp Podcast: ciao pirloni, servi del padrone



Se cercavate il colpo di scena, vi conviene cambiare genere: qui siamo più dalle parti del podcast zen che dell’interrogatorio serrato. L’ospitata di Giorgia Meloni al Pulp Podcast — andata in onda ieri su YouTube — è stata venduta da Fedez come un momento “storico” per la comunicazione politica. E, a dirla tutta, un po’ lo è stato davvero. Non tanto per le domande (che non hanno morso nessuno), quanto per il contesto: una premier che abbandona i salotti TV e si infila in un format digitale frequentato da under 35. Già questo basta a fare notizia.

Strategia perfetta (prima ancora di parlare)

Prima ancora di aprire bocca, la mossa era già vincente. Perché? Tre motivi semplici, quasi banali:

  1. Presenza batte assenza
    Se gli altri — tipo Elly Schlein o Giuseppe Conte — dicono “no grazie”, chi si presenta ha già mezzo punto in tasca: la solita pseudosinistra poco reattiva...

  2. Pubblico nuovo, rischio calcolato
    Il Pulp Podcast parla a una fascia che la destra frequenta poco: giovani, digitali, spesso più progressisti che conservatori. Tradotto: territorio ostile ma con alto potenziale.

  3. Formato rilassato = controllo narrativo
    Niente studio ingessato, niente giornalisti pronti a incalzare. Solo chiacchiera, qualche battuta e la possibilità di sembrare “umana”. E qui la Meloni - che non è certo una stupida - gioca bene le sue carte.


L’effetto “non l’ho mai votata, ma…”

Il vero risultato non è nelle risposte, ma nei commenti sotto al video. La frase più ricorrente? “Non ho mai votato la Meloni, ma…”. Quel “ma” rappresenta oro puro. Non è ancora consenso, ma è apertura. È curiosità. È esattamente il target che questa operazione voleva colpire. Nel frattempo, Fedez resta sorprendentemente in secondo piano, mentre Francesco Marra ogni tanto prova ad accendere il dibattito-  soprattutto sulla giustizia - senza però trasformare davvero la conversazione in un confronto. Da notare che la Premier ad un certo punto si rivolge a Marra dandogli del tu, poi scusandosi. Facendo in seguito la stessa cosa con Fedez ma senza chiedere venia: cje ci sia del feeling intellettuale fra i due?

Il problema è che nessuno incalza davvero

E qui arriva il punto dolente, ma nemmeno troppo: il format. La struttura è sempre la stessa: domanda > risposta della premier > domanda successiva. Nessun follow-up, nessun “mi spieghi meglio”. Nessun momento in cui l’ospite viene davvero messo alle corde. Ora, chiariamoci: non è necessariamente un difetto. È semplicemente un altro tipo di prodotto. Più intrattenimento che intervista, più storytelling che giornalismo. Ma il risultato è evidente: Meloni non è mai costretta a uscire dalla sua comfort zone. Nessuna pressione, nessuna deviazione, nessuna sorpresa.

Conclusione amara

Se la domanda è “l’intervista è stata incisiva?”, la risposta è secca: no! Se invece chiedete “è stata efficace?”, allora cambia tutto. Perché alla fine, la Meloni entra in un territorio nuovo, parla a un pubblico che non è il suo, esce senza graffi e e con qualche “quasi convincimento” in tasca. Non male per un’ora di chiacchiere soft con due pirloni. Morale della favola? Nel dubbio, meglio un podcast senza contraddittorio che un talk show con troppe domande. Almeno, se sei tu l’ospite. Finalino col botto: Fedez... lascia stare la politica e torna a cantare le tue stupidaggini, anzi... lascia stare tutto e sparisci, comunista col Rolex!

giovedì 19 marzo 2026

Kill Bill come non l'avete mai visto



A oltre vent’anni dall’uscita dei due capitoli originali, Kill Bill si prepara a tornare sul grande schermo italiano in una veste completamente nuova — e, per la prima volta, fedele all’idea iniziale del suo autore. Plaion Pictures e Midnight Factory hanno annunciato l’acquisizione da Lionsgate di Kill Bill: The Whole Bloody Affair, una versione unica e integrale del celebre film che arriverà prossimamente nei cinema. Non si tratta di una semplice riproposizione: il progetto riunisce infatti Volume 1 e Volume 2 in un’unica opera della durata complessiva di 281 minuti, così come era stata originariamente concepita prima di essere suddivisa per esigenze distributive. Questa nuova edizione rappresenta un evento speciale soprattutto per il pubblico italiano, che non ha mai avuto l’occasione di vedere il film in questa forma. Il montaggio elimina la separazione narrativa tra i due capitoli, rimuovendo il cliffhanger finale del primo e il riassunto iniziale del secondo, per restituire un flusso narrativo continuo e più coerente.


La carneficina a colori!

Non mancano le novità: The Whole Bloody Affair include infatti scene e sequenze completamente inedite, mai mostrate prima. Tra queste, spicca la celebre battaglia contro gli 88 folli, che per la prima volta viene presentata interamente a colori. Inoltre, saranno presenti nuove sequenze animate — assenti nelle versioni dei primi anni Duemila — che in Italia verranno proposte in lingua originale sottotitolata.

La vendetta per eccellenza del cinema Pulp

Al centro della storia resta La Sposa, interpretata da Uma Thurman, una donna creduta morta dopo essere stata tradita dal suo ex mentore e amante, Bill. Sopravvissuta a un agguato brutale durante le prove del suo matrimonio, intraprende un viaggio di vendetta contro i membri della Deadly Viper Assassination Squad, fino allo scontro finale. Grazie alla sua struttura epica, all’azione incessante e a uno stile visivo inconfondibile, Kill Bill: The Whole Bloody Affairsi conferma come una delle saghe sulla vendetta più iconiche del cinema moderno. Questa versione completa, raramente proiettata e ora proposta anche con un intervallo in stile cinema classico, promette un’esperienza immersiva e fuori dal comune.

Presto in sala

Più che una semplice riedizione, si tratta di un’occasione unica per riscoprire — o scoprire per la prima volta — uno dei lavori più influenti e rappresentativi della carriera di Tarantino, finalmente presentato nella sua forma più autentica. L’appuntamento per tutti i fan è quindi in sala, dove Kill Bill: The Whole Bloody Affair arriverà prossimamente, distribuito da Plaion Pictures e Midnight Factory.

mercoledì 18 marzo 2026

I musicisti più ricchi al mondo e la nuova economia delle celebrities: certifica Forbes



La nuova classifica Celebrity Billionaires 2026 pubblicata da Forbes fotografa in modo chiaro l’evoluzione della ricchezza nell’industria dell’intrattenimento, con un focus sempre più marcato sul peso economico della musica globale.

Beyoncé e Jay-Z: la prima “power couple” da quasi 4 miliardi

Il dato più rilevante riguarda la coppia formata da Beyoncé e Jay-Z, che si afferma come la famiglia più ricca nella storia della musica. Il patrimonio combinato raggiunge infatti i 3,8 miliardi di dollari, un traguardo senza precedenti. Per Beyoncé si tratta del debutto ufficiale tra i miliardari secondo Forbes, dopo aver superato la soglia del miliardo nei mesi precedenti. Jay-Z, invece, consolida la sua posizione con un patrimonio stimato in 2,8 miliardi di dollari, quasi triplicato rispetto al suo ingresso nel club nel 2019. Nella classifica generale occupa il sesto posto, risultando il musicista più ricco in assoluto.

Taylor Swift: crescita record tra tour, catalogo e royalties

Alle sue spalle avanza rapidamente Taylor Swift, che nel 2026 si posiziona al settimo posto con un patrimonio di circa 2 miliardi di dollari, raddoppiato in soli tre anni.

Secondo Forbes, la sua ricchezza deriva da:

  • circa 1 miliardo generato da tournée e diritti musicali

  • circa 100 milioni in asset immobiliari

  • un catalogo musicale valutato circa 900 milioni di dollari

Il caso Swift rappresenta uno dei modelli più avanzati del music business moderno: un’artista capace di trasformare diritti, brand personale e proprietà intellettuale in valore economico sostenibile nel lungo periodo.

Gli altri musicisti miliardari nel 2026

Oltre ai nomi principali, la lista include altri protagonisti della musica globale:

In totale, sono sei i musicisti miliardari nella classifica Forbes 2026. Particolarmente significativo è il caso di Dr. Dre: per anni associato simbolicamente al titolo di primo miliardario dell’hip-hop, entra ufficialmente nella lista solo ora, rafforzando il ruolo del rap come settore capace di generare enormi patrimoni.

Perché la musica domina sempre più la classifica

La presenza dei musicisti tra i miliardari non è più un’eccezione, ma riflette un cambiamento strutturale. Oggi la ricchezza nel settore musicale nasce da una combinazione di fattori:

  • tournée globali multimiliardarie

  • cataloghi musicali valorizzati come asset finanziari

  • diritti di proprietà intellettuale

  • brand personali e partnership commerciali

  • investimenti imprenditoriali

Un modello, questo, che ha trasformato gli artisti in veri e propri imprenditori culturali, capaci di competere con cinema, sport e televisione.

I musicisti più ricchi del 2026

Ecco la lista completa degli artisti presenti tra i miliardari:

  • Jay-Z - 2,8 miliardi

  • Taylor Swift - 2 miliardi

  • Bruce Springsteen - 1,2 miliardi

  • Rihanna - 1 miliardo

  • Dr. Dre - 1 miliardo

  • Beyoncé - 1 miliardo

Quasi miliardari

Nonostante la crescita del settore, il club resta estremamente ristretto. Diversi artisti iconici si collocano appena sotto la soglia:

  • Madonna - circa 850 milioni

  • Selena Gomez - valutata oltre 1 miliardo da alcune stime, ma non da Forbes

  • Paul McCartney - sopra il miliardo secondo stime UK, ma non confermato da Forbes

  • Bono e Elton John

Queste differenze dipendono spesso dai criteri di valutazione: Forbes tende a considerare solo asset concretamente monetizzabili, escludendo stime più speculative.

Il futuro della ricchezza nella musica

I dati confermano una tendenza chiara: diventare miliardari nella musica oggi richiede molto più del successo artistico. I patrimoni più elevati derivano da un mix di musica, business, investimenti e gestione strategica del brand. In questo scenario, gli artisti non sono più solo performer, ma veri costruttori di valore economico e culturale su scala globale.