Si è spenta a 75 anni Bonnie Tyler, una delle interpreti più riconoscibili della musica pop-rock internazionale. La cantante gallese, il cui vero nome era Gaynor Hopkins, non è riuscita a superare le gravi complicazioni di salute che l'avevano colpita negli ultimi mesi. A maggio era stata ricoverata in Portogallo per un delicato intervento chirurgico all'intestino e successivamente sottoposta a coma farmacologico. Da allora le sue condizioni erano apparse molto serie e la cancellazione del tour previsto per il 2026 era stata interpretata dai fan come il segnale che il ritorno sulle scene sarebbe stato ormai impossibile.
Con lei scompare una delle voci più caratteristiche della musica contemporanea: roca, graffiante, potente e lontana dai canoni della perfezione tecnica, proprio quella "imperfezione" che si trasformò nel suo tratto distintivo e nella chiave del suo successo mondiale.
Da It's a Heartache a Total Eclipse of the Heart: due canzoni entrate nella storia
Per milioni di ascoltatori Bonnie Tyler resterà per sempre la donna di Total Eclipse of the Heart, la ballata monumentale che nel 1983 conquistò le classifiche di mezzo mondo e che ancora oggi continua a essere trasmessa da radio, playlist e televisioni. Ma sarebbe riduttivo racchiudere la sua carriera in un solo brano.
Già alla fine degli anni Settanta aveva dimostrato il proprio talento con It's a Heartache, altro successo planetario che consacrò quella timbrica ruvida spesso accostata a quella di Rod Stewart, ma dotata di una personalità inconfondibile. In oltre cinquant'anni di carriera pubblicò venti album e vendette milioni di dischi, anche se furono soprattutto queste due hit a trasformarla in un'icona assoluta del pop-rock internazionale.
L'ultima eclissi di una cantante fuori dalle mode
Negli ultimi anni Bonnie Tyler aveva scelto una vita più appartata, limitando concerti e apparizioni pubbliche ma senza interrompere il rapporto con il suo pubblico. Ogni esibizione ricordava come non avesse mai inseguito le mode, preferendo restare fedele a uno stile costruito sulla forza interpretativa più che sugli effetti scenici.
Con la sua scomparsa si chiude un altro capitolo della grande stagione musicale degli anni Ottanta, quella in cui il pop riusciva a essere spettacolare senza rinunciare all'anima. Le sue canzoni continueranno a vivere ben oltre il tempo della nostalgia, perché certe melodie attraversano le generazioni e certe voci, anche quando si spengono, continuano a risuonare nella memoria collettiva.
