Non tutto ciò che uscì dagli Abbey Road Studios si trasformò in un capolavoro indiscusso. Dai litigi per Ob-La-Di, Ob-La-Da agli esperimenti più controversi, anche i Fab Four hanno lasciato qualche brano che continua a far discutere.
Quando anche i Beatles facevano storcere il naso
Per milioni di appassionati i Beatles incarnano la perfezione assoluta del pop. Una discografia che ha cambiato la musica moderna e un catalogo nel quale ogni album sembra custodire almeno un capolavoro. Eppure, persino i Fab Four hanno inciso canzoni che ancora oggi dividono il pubblico. Non veri e propri flop, perché quasi tutto ciò che portava la loro firma finiva comunque in classifica, ma brani che hanno lasciato più di un dubbio perfino ai loro stessi autori.
Il caso più emblematico resta "Ob-La-Di, Ob-La-Da". Oggi è uno dei pezzi più popolari del White Album, ma durante le registrazioni fu una piccola guerra civile. Paul McCartney inseguiva la perfezione con take su take, mentre John Lennon perdeva progressivamente la pazienza. Arrivò a liquidare il brano come "granny music", musica da nonna, espressione con cui prendeva bonariamente in giro le melodie più tradizionali del compagno. Secondo il racconto di chi era presente ad Abbey Road, Lennon uscì infuriato dallo studio, rientrò poco dopo, si sedette al pianoforte e attaccò con forza l'inconfondibile introduzione. Quella, paradossalmente, divenne la versione definitiva.
Gli esperimenti che ancora fanno discutere
Ma Ob-La-Di, Ob-La-Da non è l'unico episodio controverso. "Within You Without You", il manifesto spirituale di George Harrison, è considerato da alcuni uno dei vertici artistici di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band e da altri un'interruzione troppo lunga e meditativa in un disco altrimenti travolgente. "Dig It", presente su Let It Be, viene spesso liquidata come una semplice improvvisazione finita su disco più per documentare un momento di studio che per reale valore compositivo.
Tra le canzoni meno amate compaiono spesso anche le cover "Mr. Moonlight", "Dizzy Miss Lizzy" e "Boys", giudicate inferiori rispetto alle reinterpretazioni più riuscite della prima fase beatlesiana. E poi ci sono le curiosità come "Wild Honey Pie" e "Maggie Mae", piccoli frammenti che sembrano più appunti sonori che vere canzoni. Anche "Good Day Sunshine" viene accusata da qualcuno di essere eccessivamente solare all'interno del rivoluzionario album Revolver, mentre "Good Night", la dolce ninna nanna affidata alla voce nasale di Ringo Starr, continua a dividere chi la considera una chiusura poetica del White Album e chi la trova troppo sdolcinata.
Il segreto dell'immortalità
È proprio qui, però, che emerge il segreto della grandezza dei Beatles. Lennon, McCartney, Harrison e Starr non hanno mai scelto la strada più facile. Hanno preferito sperimentare, sbagliare, sorprendere e perfino irritare una parte del loro pubblico. Se avessero inseguito soltanto il consenso, probabilmente non sarebbero mai nati dischi come Revolver, Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band o Abbey Road. In fondo, anche le loro canzoni meno riuscite raccontano una band che non ha mai avuto paura di correre rischi. Ed è forse proprio questa imperfezione ad averli resi immortali.
