giovedì 12 marzo 2026

Arriva “Vasco – La Rabbia Giovane”, il primo volume della trilogia Bonelli



Un nuovo progetto editoriale dedicato alla vita e alla carriera di Vasco Rossi sta per arrivare in libreria e fumetteria. Dal 19 maggio debutta infatti Vasco – La Rabbia Giovane, primo capitolo della serie “Vasco. Una favola lunga una vita”, la graphic novel realizzata da Sergio Bonelli Editore (realtà alla quale sono affettivamente legato perchè ho collaborato con loro in passato) che racconta in tre volumi la storia del celebre rocker italiano.

L’iniziativa segna una nuova collaborazione tra l’editore milanese e uno degli artisti più amati della musica italiana, dopo il successo del precedente progetto che aveva incrociato l’universo di Dylan Dog con le canzoni del Komandante.

La graphic novel dedicata al rocker di Zocca

Il primo volume della trilogia, Vasco – La Rabbia Giovane, sarà disponibile dal 19 maggio e inaugura una collana pensata per raccontare in forma di fumetto il percorso umano e artistico del cantante. Il progetto editoriale è strutturato in tre volumi a colori da circa 100 pagine ciascuno, che ripercorrono momenti chiave della vita di Vasco: dagli inizi fino alla consacrazione come icona della musica italiana. Attraverso il linguaggio della graphic novel, la storia del rocker di Zocca prende forma in una narrazione intensa e visiva che intreccia musica, memoria collettiva, Episodi biografici e immagini evocative. Il risultato? Un racconto capace di restituire il ritratto di un artista che ha influenzato più generazioni di ascoltatori.

Gli autori: Barbara Baraldi, Sergio Gerasi e Flavia Biondi

Alla sceneggiatura della trilogia troviamo Barbara Baraldi, scrittrice e curatrice di Dylan Dog, già autrice dell’albo speciale Dylan Dog: Jenny, ispirato alla celebre canzone "Jenny" di Vasco Rossi. I disegni sono invece affidati a due artisti di grande rilievo nel panorama fumettistico contemporaneo: Sergio Gerasi e Flavia Biondi I due illustratori interpretano il protagonista con stili differenti ma complementari, offrendo una rappresentazione visiva capace di raccontare le molte sfaccettature della personalità di Vasco.


Contenuti extra e materiali d’archivio

Ogni volume della serie includerà anche una sezione speciale con contenuti aggiuntivi, pensati per arricchire la lettura e offrire un contesto più ampio alla narrazione. Tra i materiali presenti: documenti d’archivio, testi autografi, fotografie storiche e approfondimenti legati alla carriera del cantautore. Tutti elementi in grado di dialogare con la storia illustrata, contribuendo a costruire un racconto ancora più completo del percorso artistico del rocker.

Fumetto e musica: il progetto editoriale Bonelli sul Blasco

Con “Vasco. Una favola lunga una vita”, Sergio Bonelli Editore continua a esplorare il rapporto tra fumetto e cultura popolare, utilizzando il linguaggio della graphic novel per raccontare grandi icone italiane. Il primo volume uscirà il 19 maggio, mentre i successivi capitoli della trilogia arriveranno:

  • a luglio, con il secondo volume

  • in autunno, con la conclusione della trilogia

Un progetto editoriale che unisce fumetto, musica e memoria generazionale, celebrando la storia di uno degli artisti più influenti ed amati della musica italiana.

mercoledì 11 marzo 2026

Hai sentito l'ultima di Stipe?



Il cantante e autore americano Michael Stipe, storica voce dei R.E.M., ha pubblicato un nuovo brano inedito intitolato “I Played The Fool”. La canzone è stata realizzata insieme al produttore Andrew Watt, al chitarrista Josh Klinghoffer (già con Red Hot Chili Peppers e Pearl Jam) e al batterista Travis Barker, ed è stata scelta come tema di apertura della nuova serie televisiva “Rooster”, che vede come protagonista Steve Carell.


L’idea di coinvolgere Stipe nel progetto è nata dal co-creatore dello show Matt Tarses, fan degli R.E.M. fin dagli anni Ottanta. All’inizio, però, sembrava un obiettivo difficile da raggiungere. Tarses ha raccontato che quando Andrew Watt propose di provare a contattare il cantante per scrivere un brano per la serie, la reazione fu piuttosto scettica: nessuno era davvero convinto che sarebbe stato possibile. Per Stipe si tratta della prima pubblicazione originale dopo “Future If Future”, uscita nel 2022 nell’ambito di un disco benefico curato da Brian Eno per celebrare l’Earth Day.

La serie “Rooster”, creata da Matt Tarses insieme a Bill Lawrence (già autore di Scrubs e Ted Lasso), è disponibile su HBO dall’8 marzo 2026. Nella storia, Steve Carell interpreta Greg Russo, uno scrittore e docente universitario che deve affrontare un rapporto complesso con la figlia. Nel cast figurano anche Danielle Deadwyler, Phil Dunster, John C. McGinley e Lauren Tsai.

martedì 10 marzo 2026

In memoria di un sovrano delle tastiere



Oggi ricorre l'anniversario della scomparsa di Keith Emerson e, più che ripercorrere cronologicamente una carriera facilmente consultabile online, ciò che conta davvero è provare a spiegare come nasce il legame profondo tra un artista e chi ascolta la sua arte. Perché nel caso di Emerson non si tratta solo di ammirazione: è qualcosa che ha segnato intere generazioni.

Quando la musica cambia la vita

Ci sono momenti nella vita in cui la musica apre improvvisamente nuovi orizzonti. Il mio primo contatto con la musica di Emerson arrivò però da due strade completamente diverse, quasi opposte. Da una parte c’era la facciata più colta, quella che scoprii attraverso l’album Works Volume 1 degli Emerson, Lake & Palmer, dove la dimensione quasi sinfonica della sua scrittura mostrava quanto fosse forte il legame con la tradizione classica. Dall’altra  la faccia più popolare e immediata: l’irresistibile "Honky Tonk Train Blues", diventata celebre in Italia come sigla della trasmissione televisiva Odeon.

Due lati della stessa personalità musicale: il compositore raffinato e il virtuoso spettacolare, il pianista classico e il performer funambolo.. Ed era proprio questo contrasto a rendere Emerson un musicista unico.

Un pioniere della tecnologia musicale

Quando la sua figura iniziò a imporsi tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta, Emerson era già anni avanti rispetto a molti contemporanei. Dopo l’esperienza con i The Nice e poi con gli Emerson, Lake & Palmer, trasformò la tastiera in uno strumento protagonista assoluto del rock. Tra Moog modulari, Hammond modificati e nuovi strumenti elettronici, la tastiera non era più un accompagnamento: diventava spettacolo, potenza sonora e innovazione.

Il primo tour nei '70

Il primo concerto italiano degli ELP risale a Genova 1972, io a quell'epoca ero troppo piccolo per essere fra il pubblico: avevo solo 9 anni. Era il tempo in cui i tour delle grandi band spostavano intere colonne di camion carichi di scenografie. E sul palco succedeva di tutto: Emerson cavalcava l’organo Hammond, lo maltrattava, lo colpiva con coltelli piantati tra i tasti. Un gesto diventato leggendario che simboleggiava il rapporto fisico e quasi teatrale con lo strumento. L'anno dopo a Roma e soprattutto a Milano, al Vigorelli: una venue che rappresentava una specie di “tempio” dei concerti rock in Italia. Le testimonianze dei fan raccontano di un velodromo pienissimo, con migliaia di giovani arrivati da tutta la Lombardia e anche da altre regioni: per molti spettatori italiani era la prima volta che vedevano dal vivo una produzione così grande. Emerson manipolava il grande sintetizzatore modulare, creando suoni che all’epoca sembravano arrivare letteralmente dal futuro.

L’uomo dietro il mito

Nel 1992, in occasione di un concerto degli ELP a Milano presso il PalaTrussardi, ebbi finalmente modo di vederli in azione, parlando per qualche minuto con Keith! Ricordo che il discorso cadde sulla tecnologia e la sua posizione mi apparì molto precisa e senza mezzi termini. Per lui aveva inevitabilmente migliorato il modo di vivere delle persone, anche se il computer rappresentava una fonte di fastidio, qualcosa di cui avrebbe fatto volentieri a meno. Secondo lui il tempo dovrebbe essere speso diversamente: leggere libri, osservare le persone, dialogare, uscire a fare una passeggiata. Rivendicando con orgoglio di appartenere a un’altra generazione: quella che utilizzava ancora carta e penna per scrivere. Una visione da uomo maturo che mi apparve comunque suggestiva.

La sua eredità

Raccontare davvero la musica di Keith Emerson significherebbe ripercorrere quasi cinquant’anni di storia del rock. Dalle radici classiche al jazz, fino alla rivoluzione del progressive rock, la sua musica ha dimostrato che non esistono limiti quando la creatività incontra il talento. Ancora oggi, ogni volta che ascolto Trilogy, la magia si ripete: la voce superba di Greg Lake, la batteria pirotecnica di Carl Palmer e la tastiera visionaria di Emerson creano brividi veri. Un patrimonio artistico destinato a restare nel tempo.

Perché i giovani dovrebbero ascoltarlo

A chi scopre oggi il nome di Keith Emerson consiglio una sola cosa: ascoltare con curiosità. La grande musica si riconosce subito. Non importa l’epoca in cui è stata scritta: se è autentica, continua a parlare anche alle nuove generazioni. Emerson non è stato solo uno dei più grandi tastieristi della storia del rock. È stato un compagno di viaggio musicale per milioni di persone. E continuerà ad esserlo.

“Non venire, quando sarò morto, a versare le tue inutili lacrime sulla mia tomba… Che sia il vento lo spazzino, e sia il piviere a piangere: ma tu va via.”
Alfred Lord Tennyson

Con questi versi si chiude la prefazione del libro “Lucky Man – Autobiografia di un tastierista rock”, il volume da lui rilasciato nel 2004. Parole forti, quasi un manifesto personale, che oggi suonano ancora più intense pensando alla sua eredità musicale.

P.S. - Fra Emerson e Wakeman degli Yes non ho mai avuto dubbi...



“Nessun Dorma”… ma qualcuno in tipografia doveva dormire per davvero


Quando il reparto grafico ha cercato “tenore con la bocca aperta mentre tiene una nota”… ma ha aperto il sito sbagliato.

Paura per Jello Biafra: il frontman dei Dead Kennedys colpito da ictus

Jello Biafra, leggendario frontman dei punkissimi Dead Kennedys, è stato ricoverato in ospedale dopo aver subito un ictus emorragico. La notizia è stata diffusa il 9 marzo 2026 tramite un comunicato ufficiale di Alternative Tentacles, storica etichetta indipendente fondata dallo stesso artista.

Il malore e il ricovero

L’emergenza medica si è verificata sabato 7 marzo. Il cantante, oggi 67enne, avrebbe iniziato ad avvertire i primi segnali dell’ictus mentre si trovava nella propria abitazione. Secondo le informazioni condivise dal suo staff, la causa sarebbe riconducibile a un episodio di pressione arteriosa molto alta. Attualmente il musicista è ricoverato sotto stretta osservazione sanitaria e le sue condizioni vengono definite stabili dai medici che lo stanno seguendo.

Lo stesso Biafra ha raccontato cosa è accaduto nei momenti immediatamente successivi al malore:

“Sono sceso dal letto per andare in bagno e all’improvviso la gamba sinistra ha ceduto, facendomi cadere a terra. Non sono riuscito a fermare la caduta con il braccio sinistro perché non rispondeva. Ho provato a rialzarmi ma era impossibile. In quel momento ho capito che qualcosa non andava.”

Il cantante ha poi spiegato di aver compreso quasi subito la gravità della situazione:

“Ho pensato: ‘Accidenti, sto avendo un ictus’. Ho ancora tante idee e progetti, ma ora mi aspetta un lungo percorso di riabilitazione.”

Le condizioni di salute e il percorso di recupero

Attraverso un aggiornamento ufficiale, la Alternative Tentacles ha confermato che l’artista è seguito da un team medico specializzato. Nei prossimi giorni inizierà un programma di riabilitazione mirato al recupero delle funzionalità compromesse dall’ictus. L’etichetta ha inoltre assicurato che verranno diffusi nuovi aggiornamenti non appena ci saranno novità sul suo stato di salute.

L’eredità di Jello nel punk

Considerato una figura chiave della scena punk statunitense, Jello Biafra è diventato famoso tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta come voce dei Dead Kennedys. Il gruppo ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’hardcore punk americano, grazie a brani provocatori e testi fortemente politicizzati che hanno influenzato generazioni di musicisti. Oltre alla carriera musicale, nel 1979 il cantante ha fondato Alternative Tentacles, etichetta indipendente che nel corso degli anni ha pubblicato numerosi artisti dell’underground internazionale, spaziando tra punk, industrial e sperimentazione elettronica.

Attesa per nuovi aggiornamenti

Il percorso di recupero del cantante sarà monitorato nelle prossime settimane. Fan e addetti ai lavori attendono ora ulteriori notizie sulle condizioni di Jello, mentre l’artista si prepara ad affrontare la fase di riabilitazione dopo il ricovero per ictus emorragico.

lunedì 9 marzo 2026

Dal surf agli addii: Bruce Johnston lascia i Beach Boys dopo sei decenni



Bruce Johnston ha annunciato la sua uscita dai The Beach Boys, la storica band simbolo del pop californiano. Il musicista ha spiegato che intende inaugurare una nuova fase della sua carriera, pur senza chiudere definitivamente la porta al gruppo. «È arrivato il momento della terza parte della mia lunga carriera», ha dichiarato Johnston. «Posso continuare a scrivere canzoni per sempre». L’artista ha precisato che non si tratta di un addio definitivo: tornerà a esibirsi con gli ex compagni quando si presenteranno occasioni speciali.

Dagli anni del surf rock a Pet Sounds

La storia dei Beach Boys è uno dei capitoli più importanti della musica pop americana. Nati nei primi anni Sessanta, il gruppo conquistò le classifiche con il loro stile surf pop, diventando uno dei pochi rivali dei The Beatles nelle classifiche internazionali. La band era stata fondata dal visionario Brian Wilson insieme ai fratelli Dennis Wilson e Carl Wilson, al cugino Mike Love e all’amico Al Jardine.

Nel corso degli anni Sessanta il gruppo abbandonò gradualmente il semplice surf rock per esplorare territori più sperimentali e psichedelici, arrivando al capolavoro del 1966 Pet Sounds, considerato uno dei dischi più influenti della storia del pop. In quel periodo Brian Wilson decise di smettere di partecipare ai tour per concentrarsi esclusivamente sulla scrittura e sulla produzione in studio, inseguendo la sua perfezione sonora. A sostituirlo sul palco arrivò proprio Bruce Johnston.

L’ingresso nella band e il successo 

Bruce Johnston debuttò con i Beach Boys durante la metà degli anni Sessanta e prese parte alla registrazione di uno dei brani più celebri della band, "California Girls", che nell’estate del 1965 raggiunse il terzo posto nella classifica americana. Il suo contributo fu fondamentale sia come tastierista sia come cantante e autore, consolidando il suo ruolo nella formazione per decenni.

Il primo addio negli anni Settanta e il ritorno

Quella annunciata oggi non è la prima uscita di Johnston dal gruppo. Il musicista lasciò infatti i Beach Boys già nel 1972 per dedicarsi alla carriera solista, pubblicando l’album Going Public. Rientrò nella band nel 1978 per coprodurre L.A. (Light Album), tornando poi stabilmente a esibirsi con il gruppo nei tour internazionali. Parallelamente, Johnston ha continuato a lavorare come autore di successo. Nel 1975 scrisse "I Write the Songs", brano portato al primo posto in classifica da Barry Manilow. Tra le sue composizioni per i Beach Boys spicca anche "Disney Girls" (1957), pubblicata nel 1971 nell’album Surf’s Up.

“Non è un addio”: il possibile ritorno per eventi speciali

Nonostante l’uscita ufficiale dalla formazione, Johnston ha chiarito che continuerà a collaborare con la band in futuro. Il primo possibile ritorno potrebbe avvenire già nei concerti previsti a luglio all’Hollywood Bowl, organizzati per celebrare i 250 anni degli United States.

Il futuro dei Beach Boys dopo Brian Wilson

Dopo la scomparsa di Brian Wilson nel giugno 2025, l’unico membro della formazione classica ancora presente nei Beach Boys è Mike Love. Al Jardine prosegue invece la sua attività dal vivo con il progetto Pet Sounds Band. In un comunicato ufficiale, Mike Love ha ringraziato Johnston definendolo «uno dei grandi cantanti, tastieristi e autori della nostra generazione». «Siamo onorati di averlo avuto nella band e continueremo sicuramente a collaborare in futuro», ha dichiarato. «Siamo in un momento di cambiamento, e il cambiamento nella vita è sempre positivo. Non è la fine: ci vediamo all’Hollywood Bowl per celebrare i 250 anni della nostra grande nazione».

Album appena uscito? Prima ascolta, poi guida



Un nuovo studio accademico suggerisce una correlazione curiosa – e in parte preoccupante – tra le uscite discografiche più attese e gli incidenti stradali. Secondo quanto riportato dalla rivista britannica NME, nei giorni in cui vengono pubblicati album particolarmente popolari si registrerebbe un aumento delle vittime sulle strade. La ricerca, pubblicata dal National Bureau of Economic Research, si intitola “Smartphones, Online Music Streaming, and Traffic Fatalities” ed è stata realizzata da un gruppo di studiosi della Harvard Medical School. L’obiettivo era capire se l’ascolto di musica in streaming tramite smartphone potesse influire sulla sicurezza alla guida.

Per farlo, i ricercatori hanno incrociato due grandi insiemi di dati: da una parte il Fatality Analysis Reporting System, il database che registra gli incidenti stradali mortali negli Stati Uniti; dall’altra le statistiche di ascolto della piattaforma Spotify. L’analisi si è concentrata sulle giornate di uscita dei dieci album che hanno registrato il maggior numero di streaming in un singolo giorno tra il 2017 e il 2022. I risultati indicano che, quando arriva un grande album, l’uso degli smartphone cresce in media del 40%. Nelle stesse giornate, i dati mostrano anche un aumento del 15% delle vittime in incidenti stradali negli Stati Uniti.

Gli autori dello studio sottolineano però che la relazione non è necessariamente causale. C’è infatti un altro fattore importante: la maggior parte degli album viene pubblicata il venerdì, giorno in cui molte persone escono, viaggiano o si incontrano con amici. Per evitare distorsioni, i ricercatori hanno comunque tenuto conto anche di variabili come festività, weekend lunghi e periodi di traffico intenso. Nonostante questo, il fenomeno resta evidente: anche confrontando i dati con altri venerdì, quelli in cui escono grandi dischi mostrano comunque un numero più alto di incidenti mortali rispetto alle settimane precedenti e successive.

Un altro dato interessante riguarda il contesto degli incidenti. Le vittime risultano più frequenti tra conducenti sobri e nelle giornate di bel tempo. Secondo gli studiosi questo potrebbe indicare che gli automobilisti tendono a distrarsi di più quando percepiscono le condizioni di guida come sicure. Inoltre gli incidenti mortali sono risultati più comuni nei veicoli con una sola persona a bordo. Questo suggerisce che la presenza di passeggeri potrebbe ridurre il rischio: spesso sono proprio loro a gestire smartphone e app di streaming, evitando che il conducente si distragga.

Tra gli album analizzati, quello che ha registrato il maggior numero di streaming in un singolo giorno tra il 2017 e il 2022 è stato Midnights di Taylor Swift, pubblicato nel 2022 e capace di totalizzare 184 milioni di ascolti in 24 ore. La stessa artista ha poi superato il proprio record due anni dopo con The Tortured Poets Department, arrivato a 300 milioni di streaming nel primo giorno, dimostrando quanto le grandi uscite discografiche possano catalizzare l’attenzione – anche mentre si è al volante.

venerdì 6 marzo 2026

Amore eterno, lacrime garantite: Sanremo torna al melodramma da confetti



C’è chi, dopo il Festival di Sanremo, si limita a cambiare stazione radio. E poi c’è Aldo Cazzullo, che invece ha deciso di farne - giustamente - una questione quasi antropologica. Perchè va bene che "sono solo canzonette"... ma quando si esagera bisogna sottolinearlo. Il bersaglio, questa volta, è Sal Da Vinci, fresco vincitore del Festival di Sanremo 2026, e la sua canzone Sarà per sempre sì. Secondo Cazzullo non si tratta semplicemente di una canzone che non gli piace. No, sarebbe addirittura l’equivalente musicale di una cartolina stereotipata: la Napoli che immaginano – e forse desiderano – quelli che Napoli proprio non la sopportano.

Insomma, non una critica: una diagnosi culturale.

La lettera del lettore e la risposta piccata

La nuova puntata della saga nasce nella rubrica del Corriere della Sera, dove un lettore – tale Daniele Moro – ha provato a smorzare i toni: possibile, chiedeva, che dietro tanta severità si nasconda un pregiudizio contro Napoli? Risposta di Cazzullo: esattamente il contrario. Lui Napoli la ama. Proprio per questo, sostiene, non può amare quella proposta da Sal Da Vinci. Il ragionamento è semplice: se ami davvero una città, non puoi accontentarti della sua versione più melodrammatica e zuccherosa. Quella fatta di promesse eterne davanti a Dio, struggimenti e cuori spezzati con colonna sonora da matrimonio iper-emotivo.

La Napoli che piace a Cazzullo

Per spiegarsi meglio, Cazzullo tira fuori l’artiglieria pesante della cultura partenopea. Parla della tradizione della canzone napoletana portata nel mondo, dell’Orchestra Italiana di Renzo Arbore, delle grandi voci come Enrico Caruso, fino ad arrivare ai musicisti che hanno reinventato il suono della città: Tullio De Piscopo, Tony Esposito, James Senese, la Nuova Compagnia di Canto Popolare di Eugenio Bennato, e naturalmente Edoardo Bennato. 

Sanremo 2026, una fraterna chiacchierata con Tullio

E poi lui, l’icona intoccabile: Pino Daniele. Cazzullo ricorda di aver sentito Quanno chiove da ragazzino, in un campeggio a Praia a Mare, e di aver pensato che quella fosse la musica che avrebbe voluto ascoltare per tutta la vita. Il sottotesto è chiarissimo: da lì a Sarà per sempre sì il viaggio sembra aver preso la direzione opposta. Da una pizza fumante, eccellenza all'ombra del Vesuvio, alla melassa pseudo-sentimentale della vittoria sanremese.

Strappacuore, ma all’indietro

La vera accusa è questa: la Napoli musicale proposta da Sal Da Vinci sarebbe un passo indietro. Non una continuazione della tradizione, ma una versione caricaturale. Cazzullo la definisce “strappacuore, enfatica, consolatoria”. Tradotto: lacrime facili, promesse eterne e melodie che sembrano progettate per far partire simultaneamente il lancio di riso e il buffet di confetti. Nel suo ragionamento entrano anche altri nomi: Geolier e Nino D’Angelo possono piacere oppure no, dice, ma almeno hanno una voce riconoscibile, qualcosa di personale. Il problema, invece, sarebbe quel tipo di canzone napoletana che riduce tutto a cliché melodrammatico. Un filone che Cazzullo collega idealmente a Mario Merola, più che alla Napoli creativa e contaminata degli ultimi decenni. E che sembra entusiasmare anche parte della sala stampa dell'Ariston, che dovrebbe essere costituita da esperti del settore...

L'impietoso paragone finale

La chiusura è una stoccata con vista sulla storia della musica italiana. Cazzullo tira in ballo Domenico Modugno e Nel blu dipinto di blu, la canzone che nel 1958 cambiò per sempre il volto del Festival di Sanremo. Popolare sì, ma anche modernissima. E qui arriva il colpo di grazia: se quella era una rivoluzione, Sarà per sempre sì sembra più un nostalgico passo all’indietro. In altre parole: la canzone che ha vinto Sanremo, per Cazzullo, non rappresenta il futuro. Al massimo un becero revival sentimentale – con un leggero profumo di confetti.

mercoledì 4 marzo 2026

Altro che “colpa della sala stampa”: ecco perché Sayf non ha vinto Sanremo



La categoria dei giornalisti, alla quale appartengo, spesso e volentieri viene criticata e presa in giro... in alcuni casi assolutamente a ragione! Troppi scribacchini, servi di editori senza scrupoli, bersaglio di ironie e critiche, accusati di superficialità, titoli acchiappaclick e poca verifica delle fonti. Non di rado viene loro rimproverata una certa mancanza di stile, con toni urlati o polemici, e talvolta anche scarsa sensibilità nel trattare temi delicati. In un ecosistema dominato dalla velocità e dai social, l’errore o l’eccesso diventano immediatamente virali, alimentando la percezione di un’informazione poco scrupolosa. A questa logica non sfugge certo i
l dibattito sul peso della sala stampa al Festival di Sanremo, che ritorna puntuale ogni anno. Anche in questa edizione, dopo la finale, sui social si è diffusa la tesi secondo cui Sayf – primo al televoto nell’ultima serata – sarebbe stato penalizzato dai giornalisti, perdendo così la vittoria. Una ricostruzione che, alla prova dei numeri ufficiali pubblicati dalla RAI, non trova riscontro.

Come funziona il sistema di voto a Sanremo

Le giurie del Festival sono tre:

  • Televoto: 34%

  • Sala stampa: 33%

  • Giuria radio-TV: 33%

Il peso è quindi distribuito in modo quasi equilibrato. È importante ricordare che il risultato finale non dipende esclusivamente dall’ultima serata, ma dalla somma delle votazioni raccolte nel corso dell’intera settimana.

I numeri della finale: Sayf primo al televoto

Nella fase finale di sabato:

  • Televoto: Sayf primo con il 26%, Sal Da Vinci secondo con il 23%

  • Sala stampa: Sayf terzo, Sal Da Vinci quarto

  • Radio-TV: Sal Da Vinci secondo, Sayf terzo

  • Classifica congiunta finale: Sayf primo, Sal Da Vinci terzo

Già questo dato smentisce la narrativa del “boicottaggio”: nella classifica della sala stampa Sayf arriva davanti a Sal Da Vinci.

Il peso delle serate precedenti: il vero fattore decisivo

Il punto chiave è un altro. Sal Da Vinci aveva costruito nel corso delle serate precedenti un vantaggio significativo, soprattutto al televoto.

Giovedì

  • Televoto: Sal Da Vinci primo con il 20%, Sayf terzo con il 13%

  • Radio: Sal Da Vinci terzo, Sayf quarto

  • Classifica combinata: Sal Da Vinci primo, Sayf terzo

Sabato – prima fase

  • Televoto: Sal Da Vinci primo con il 13%, Sayf terzo con il 10%

  • Radio: Sayf terzo, Sal Da Vinci sesto

  • Sala stampa: Sayf quarto, Sal Da Vinci sesto

  • Classifica congiunta: Sal Da Vinci primo, Sayf secondo

Classifica generale prima della finalissima

  • Sal Da Vinci primo

  • Sayf terzo

Il vantaggio accumulato in queste fasi ha creato un “tesoretto” decisivo.

Il risultato complessivo

Considerando tutte le serate:

  • Sal Da Vinci: 22,12%

  • Sayf: 21,88%

Uno scarto minimo, ma sufficiente a determinare la vittoria finale.

E la sala stampa?

Analizzando i dati giornata per giornata emerge che:

  • Martedì (sala stampa): Sal Da Vinci sesto, Sayf decimo

  • Sabato finale (sala stampa): Sayf terzo, Sal Da Vinci quarto

Nei duetti (votazioni non influenti):

  • Sala stampa: Sayf quarto, Sal Da Vinci decimo

  • Radio: Sayf quinto, Sal Da Vinci tredicesimo

  • Televoto: Sayf secondo, Sal Da Vinci quarto

Anche in queste occasioni non si evidenzia un fronte compatto contro Sayf.

I numeri smentiscono la polemica

La narrativa del complotto non regge all’analisi dei dati ufficiali. Sayf ha vinto il televoto nella fase finale, ma Sal Da Vinci ha costruito la propria affermazione grazie a un rendimento costante e a un forte consenso popolare nelle serate precedenti. Il meccanismo del Festival premia la continuità lungo tutta la settimana, non soltanto l’exploit dell’ultima sera. E quando si osservano le percentuali complessive, emerge con chiarezza che la differenza non è stata determinata da un presunto “boicottaggio”, bensì dalla somma aritmetica dei voti. Nel racconto del Festival di Sanremo 2025, dunque, i numeri parlano chiaro: più che le polemiche, a decidere sono state le percentuali. Da tutto questo si evince, alla fine, un dato preciso: gli italiani capiscono poco o nulla di musica!

martedì 3 marzo 2026

Al festival siamo rimasti a Papaveri e... Paperi!


TIM è main sponsor del Festival di Sanremo. Sì, proprio di quel palco in grado di paralizzare l’Italia intera (o quasi) per una settimana, milioni di persone davanti alla TV, minuti di attenzione che qualunque brand pagherebbe a peso d’oro. Un’occasione gigantesca per dire: “Ecco chi siamo. Ecco dove stiamo andando. Ecco il futuro.”

E invece?

Paperi. Gente trasformata in paperi in tempo reale con una demo di “intelligenza artificiale” che sembra uscita da una beta version del 2021. Altro che innovazione visiva, come era stata preannunciata a noi giornalisti in conferenza stampa il giorno dell'inaugurazione di Sanremo. Qui, invece, siamo dalle parti dei primi esperimenti virali generati male, quelli che condividevi su WhatsApp per ridere. Livello “Will Smith che mangia spaghetti” — ma con budget da prima serata nazionale.

 

Quando hai il palco più grande del Paese non stai solo riempiendo uno spazio tra una canzone e l’altra. Stai facendo branding strategico. Stai posizionando la tua idea di innovazione. Stai dicendo al mercato: “Questa è la nostra visione tecnologica.” E la visione è… trasformare il pubblico in anatre digitali con tracking traballante?

Carlo Conti... paperizzato!

Nel 2026, con l’AI che sta riscrivendo interi settori, la narrazione dell’innovazione si riduce a un filtro di Snapchat sotto steroidi? Se questa è la dimostrazione di futuro su cui vogliamo puntare, forse il problema non è la demo. È l’idea di innovazione che abbiamo deciso di raccontare.

Sanremo 2027 cambia musica: De Martino al microfono, le case discografiche al coro



Il Festivallo (come dice Nino Frassica...) di Sanremo 2027 prende forma con largo anticipo. Nella notte conclusiva della 76ª edizione del Festival di Sanremo, mentre veniva proclamato il vincitore, la Rai ha ufficializzato il passaggio di testimone: sarà Stefano De Martino il nuovo conduttore della kermesse canora più seguita d’Italia. Una scelta strategica che guarda al futuro e che punta a garantire continuità e programmazione. Ma non solo: i vertici del servizio pubblico hanno già delineato l’assetto organizzativo che accompagnerà il presentatore napoletano verso l’edizione 2027.

Team di consulenti per Sanremo 2027: il nome di Fabrizio Ferraguzzo

La Rai, attraverso il Direttore Intrattenimento Prime Time Williams Di Liberatore, ha annunciato l’intenzione di affiancare a De Martino un team di consulenti musicali. Tra i profili più accreditati spicca quello di Fabrizio Ferraguzzo, manager dei Måneskin e membro della National Academy of Recording Arts and Sciences, l’ente che assegna i Grammy Awards.

Ferraguzzo rappresenta una figura di rilievo nel panorama discografico nazionale e internazionale, con relazioni consolidate sia nel circuito indipendente sia tra le multinazionali. Resta ancora da chiarire se ricoprirà un ruolo di coordinamento o sarà parte di un gruppo più ampio dedicato alla direzione artistica.

FIMI: “Nomina anticipata utile alla pianificazione”

Positiva la reazione della Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI), che rappresenta le principali major discografiche attive in Italia.

Il CEO Enzo Mazza ha sottolineato l’importanza della decisione presa con largo anticipo:

“Apprezziamo che Rai abbia già individuato la guida del Festival 2027: questo favorisce la pianificazione e il dialogo con l’industria musicale. Siamo pronti a confrontarci con la nuova squadra per discutere il futuro di Sanremo.”

Un messaggio chiaro: il comparto discografico vede nella programmazione anticipata un’opportunità di stabilità e organizzazione.

AFI: equilibrio tra conduzione e direzione artistica

Più articolata la posizione di AFI - Associazione Fonografici Italiani, rappresentata da Sergio Cerruti. Secondo Cerruti, la separazione tra conduzione e direzione artistica è una scelta “necessaria e condivisibile”, ma apre interrogativi sull’equilibrio tra le diverse anime del settore musicale.

Sul nome di De Martino, AFI rimanda il giudizio al pubblico televisivo, ricordando che il palco dell’Ariston sarà il vero banco di prova. Più delicata, invece, la dimensione artistica: Ferraguzzo, con un profilo fortemente legato all’industria e alle major, dovrà dimostrare di saper garantire rappresentatività all’intera filiera musicale, incluse le realtà indipendenti.

Cerruti richiama anche una stagione passata del Festival, citando l’esperienza di Pippo Baudo, quando il confronto diretto con etichette e operatori era parte integrante del lavoro del direttore artistico. Il nodo centrale resta uno: quanta autonomia avrà la direzione artistica all’interno delle dinamiche decisionali della Rai?

PMI: apertura e dialogo con la nuova direzione

Sulla stessa linea dialogante si colloca PMI - Produttori Musicali Indipendenti, per voce del vicepresidente Dario Giovannini. PMI ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto da Carlo Conti, che ha ricoperto con professionalità il doppio ruolo di conduttore e direttore artistico nelle edizioni precedenti.

Per quanto riguarda Sanremo 2027, l’associazione valuta positivamente la scelta di affiancare a De Martino una squadra di esperti guidata da Ferraguzzo, riconoscendone la competenza trasversale e la visione internazionale maturata anche grazie all’esperienza con i Måneskin. PMI si dice pronta a incontrare la nuova direzione artistica per avviare un confronto costruttivo, con particolare attenzione alla tutela e alla valorizzazione dell’industria musicale indipendente italiana.

Quali scenari per il Festival?

L’annuncio anticipato della conduzione e l’ipotesi di una direzione artistica strutturata in team segnano una possibile evoluzione del modello organizzativo del Festival. I punti chiave che emergono sono programmazione a lungo termine e la separazione tra conduzione e direzione artistica. Senza dimenticare un auspicabile maggior dialogo con l’industria discografica e un necessario equilibrio tra major e indipendenti

Il Festival di Sanremo 2027 si prepara dunque a una fase di rinnovamento - reclamato da più parti - con l’obiettivo di mantenere centralità televisiva e rilevanza musicale in un mercato in costante trasformazione. La sfida sarà costruire un’edizione realmente inclusiva e rappresentativa dell’intero panorama musicale italiano, conciliando visione artistica, esigenze industriali e aspettative del pubblico.

lunedì 2 marzo 2026

Stefano Bollani pubblica “Tutta Vita Live”: nuovo album e tour 2026 con le stelle del jazz italiano



Stefano Bollani torna protagonista della scena musicale con “Tutta Vita Live”, il nuovo album in uscita il 20 marzo 2026 per Ponderosa Music Records. Il progetto riunisce alcune delle più grandi star del jazz italiano insieme a giovani talenti, dando vita a un’esperienza artistica che celebra l’improvvisazione, la libertà espressiva e l’incontro tra generazioni. Oltre al disco, Bollani annuncia il tour “Tutta Vita Live – Stefano Bollani All Stars”, con date nei principali festival e teatri italiani e due appuntamenti speciali nel 2026.

Registrato dal vivo a Trieste

L’album “Tutta Vita Live” è stato registrato il 17 febbraio 2025 durante il concerto al Teatro Politeama Rossetti di Trieste. Un evento speciale che ha rappresentato il momento culminante del documentario Tutta Vita, firmato da Valentina Cenni e dallo stesso Bollani. Il film, presentato alla Festa del Cinema di Roma e di prossima distribuzione con Lucky Red, racconta il mondo dell’improvvisazione jazz attraverso una residenza artistica in una dimora storica di Gorizia. Qui, per una settimana, si sono ritrovati alcuni dei più importanti musicisti italiani:

Accanto a loro, tre giovani talenti:

  • Matteo Mancuso

  • Christian Mascetta

  • Frida Bollani Magoni

La convivenza si è trasformata in un laboratorio creativo fatto di dialoghi musicali, improvvisazioni notturne e prove collettive. Quell’energia è poi approdata sul palco di Trieste e oggi prende forma definitiva nel disco, destinato a diventare uno degli album jazz italiani più attesi del 2026.

Tour 2026: “Tutta Vita Live – Stefano Bollani All Stars”

Il progetto discografico sarà accompagnato dal tour “Tutta Vita Live – Stefano Bollani All Stars”, che vedrà sul palco la formazione completa.

Date del tour di Stefano Bollani 2026

  • 28 maggio 2026 – Piano Solo
    Teatro Politeama Rossetti | Trieste

  • 6 giugno 2026 – Tutta Vita Live
    Rocca Brancaleone | Ravenna

  • 29 giugno 2026 – Tutta Vita Live
    Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone – Sala Santa Cecilia | Roma

  • 6 luglio 2026 – Tutta Vita Live
    Anfiteatro del Vittoriale | Gardone Riviera (BS)

  • 9 luglio 2026 – Tutta Vita Live
    Arena Santa Giuliana | Perugia per Umbria Jazz

  • 18 luglio 2026 – Concerto per l’Italia 2026
    Piazza del Campo | Siena

I due appuntamenti speciali del 2026

Piano Solo a Trieste

Il 28 maggio 2026 Bollani torna al Teatro Politeama Rossetti di Trieste in versione solitaria. Uno spettacolo unico, nel quale il repertorio nasce dall’ispirazione del momento e dalle richieste del pubblico. Un viaggio musicale che attraversa classica, jazz e ritmi sudamericani, in perfetto stile Bollani.

Concerto per l’Italia a Siena

Il 18 luglio 2026, in occasione dell’anteprima del Chigiana International Festival & Summer Academy, Bollani sarà ospite dell’Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, diretta da Daniel Harding, per il tradizionale Concerto per l’Italia in Piazza del Campo.

Un progetto che celebra il jazz italiano

Con “Tutta Vita Live”, Stefano Bollani firma un progetto che va oltre il semplice album dal vivo. È un manifesto artistico che racconta la forza dell’improvvisazione jazz, la condivisione tra generazioni e il valore dell’incontro umano attraverso la musica. Tra album, documentario e tour 2026, “Tutta Vita Live” si candida a essere uno degli eventi più importanti dell’anno per gli amanti del jazz e della musica dal vivo in Italia.

Sanremo 2026: l’orchestrina del Titanic continua a suonare...



Provate a pensarci: la vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026 — probabilmente il capitolo più debole degli ultimi anni — non è un incidente di percorso. È uno specchio. E riflette perfettamente l’Italia di oggi. Dopo gli ultimi trionfi di Marco Mengoni, Angelina Mango e Olly, sembrava che il Festival avesse finalmente imboccato una traiettoria contemporanea: produzione internazionale, scrittura più audace, un’estetica europea capace di dialogare con il presente. I loro brani possono piacere o meno... ma sicuramente hanno contribuito a rendere Sanremo meno provinciale, più competitivo, meno ripiegato su sé stesso.

E invece no. Nel 2026 si torna indietro. Alla melodia antica. Alla comfort zone sonora. Alle balere, ai matrimoni, ai video con le colombe in slow motion e i tramonti saturi di nostalgia. Una scelta che non è solo musicale, ma culturale: un ritorno al passato elevato a manifesto.

Doveva essere il Festival della restaurazione. Lo è stato, eccome. In un’epoca che corre — tra intelligenza artificiale, nuove piattaforme, mercati globali e linguaggi ibridi — Sanremo risponde come chi, spaventato dall’eccesso di tecnologia, rispolvera il Commodore 64 e lo chiama “rivoluzione”. È la celebrazione del rassicurante, del già sentito, del già visto. Un grande revival permanente spacciato per identità nazionale.

Il risultato? Una manifestazione nazionalpopolare così anacronistica da diventare quasi sublime nella sua ostinazione. Mentre il mondo ridefinisce i confini del pop, noi torniamo al copione conosciuto. Mentre le classifiche internazionali premiano contaminazioni e coraggio, qui si applaude la prevedibilità. È l’orchestrina del Titanic che continua a suonare, convinta che la tradizione basti a tenere a galla la nave.

La vittoria di Sal Da Vinci non è solo un verdetto musicale: è una fotografia del Paese. Un’Italia che non spinge in avanti, ma tira il freno a mano. Che preferisce la nostalgia alla sperimentazione. Che si rifugia nel “già sentito” perché rassicura, perché non destabilizza, perché non costringe a cambiare prospettiva.

Il problema non è la tradizione in sé. Il problema è quando la tradizione diventa un alibi. Quando si trasforma in paura del nuovo. Quando l’innovazione viene percepita come minaccia e non come opportunità. Così il Festival — che dovrebbe intercettare il futuro della musica italiana — finisce per certificare il suo contrario: una restaurazione estetica e culturale. Sanremo 2026 non è stato solo un’edizione debole. È stato un segnale. Un messaggio chiaro: meglio voltarsi indietro che rischiare di guardare troppo avanti.

E forse è proprio questo che fa più rumore della musica.

lunedì 23 febbraio 2026

Meloni al Festival? Solo se paga il biglietto...



Altro che ospite a sorpresa: sull’ipotesi che Giorgia Meloni possa materializzarsi all’Ariston, la Rai mette il timbro ufficiale: nessun contatto con Palazzo Chigi. Tradotto in non-politichese: nessun invito, nessun piano segreto, nessun retroscena da romanzo politico-balneare.

E Carlo Conti la prende con filosofia, ma anche con una punta di incredulità: «Pensare che io l’abbia invitata è fantascienza pura». Neanche Spielberg, insomma. «Non ho un rapporto diretto. È una libera cittadina: se vuole comprare un biglietto e venire, può farlo». In pratica: la porta è quella, la biglietteria pure.

Poi la premier archivia la faccenda su X con un’alzata di sopracciglio digitale: «Io al Festival? È FantaSanremo, io continuo a fare il mio lavoro». Altro che duetto o monologo: qui siamo nel campionato della fantasia. La presidente del Consiglio chiarisce che la sua presunta partecipazione alla prima serata del Festival di Sanremo è una notizia «totalmente inventata», già smentita da Palazzo Chigi e dallo stesso Conti. Eppure, osserva, la leggenda metropolitana continua a girare come un tormentone estivo fuori stagione: smentisci oggi, rilanciano domani.

Da qui la stoccata: forse è il caso di ricordare che il FantaSanremo è un gioco divertente per chi si appassiona alla kermesse. Le notizie, invece, dovrebbero abitare nel mondo reale, non nel backstage dell’immaginazione. Nel frattempo, assicura Meloni, lei resta al suo posto di comando. E Sanremo? Saprà brillare anche senza ospiti immaginari e senza infilare la politica a forza tra un ritornello e una standing ovation. Perché, quando si parla della più grande festa della musica italiana, non serve un colpo di scena istituzionale: bastano le canzoni. Esatto, le canzoni: almeno ci fossero...

Sanremo, il Festival della canzone… e del coperto



C’è stato un tempo in cui il Festival di Sanremo era una gara di canzoni. Un’epoca lontana, mitologica, in cui si discuteva di arrangiamenti, tonalità, testi impegnati e stonature epocali. Oggi, invece, la vera notizia è un’altra: con chi andremmo a cena durante la settimana del Festival! A dircelo non è un critico musicale in preda a un’analisi armonica ma una ricerca firmata TheFork con YouGov. Perché se c’è una cosa che la kermesse ha mantenuto intatta negli anni, è la capacità di farci venire fame. Non di note... ma di carboidrati.

Secondo il sondaggio, la cantante con cui gli italiani over 24 sceglierebbero più volentieri di condividere una cena è - udite udite - Elettra Lamborghini! Il 20% la indica come compagna perfetta per una serata informale, percentuale che sale al 28% tra gli utenti della piattaforma gastronomica. D’altronde, in un Festival dove le polemiche durano più delle canzoni in classifica, è comprensibile voler puntare su qualcuno che prometta almeno un dessert esplosivo.

La classifica continua con Arisa, Francesco Renga e Malika Ayane. Tutti artisti di spessore, certo. Ma il punto non è chi canterebbe meglio tra una portata e l’altra: è che la conversazione si è spostata definitivamente dal palco alla tavola.

Un tempo si dibatteva su chi meritasse il podio. Oggi su chi ordinerebbe il vino giusto. Una volta si parlava di orchestrazioni; adesso di “serata informale e non convenzionale”, che tradotto significa: speriamo almeno sia divertente. La musica “capace di unire generazioni”, recita il comunicato di TheFork. Vero: unisce tutti nella fila per il ristorante. Il Festival stimola curiosità e simpatia anche lontano dal palco, perché sul palco, ormai, rischia di non stimolare quasi più nessuno. Tra monologhi, ospiti internazionali, outfit commentati al millimetro e share analizzati come bollettini di guerra, la canzone è diventata un intermezzo tra uno spot e un meme. Sanremo resta un gigantesco rito collettivo. Ma se il momento più discusso è con chi divideremmo l’antipasto, forse è il caso di ammetterlo: più che una gara musicale, è diventato il più lungo aperitivo d’Italia, con sottofondo live. E a giudicare dal sondaggio, la colonna sonora è ormai solo un contorno. Il piatto forte? La compagnia.