martedì 31 marzo 2026

Il nuovo battito dei Rush



Dopo una lunga attesa, finalmente è successo per davvero: la batterista Anika Nilles ha debuttato dal vivo con i Rush! Eh sì, il peso di questo momento si sentiva tutto. Perché raccogliere l’eredità di Neil Peart non significa semplicemente suonare bene: significa entrare in una storia che ha ridefinito il ruolo della batteria nel rock. Per chi ancora non la conoscesse, Anika non è certo una meteora. È una musicista completa, con un linguaggio personale fatto di groove sofisticati, perfetta indipendenza degli arti e una musicalità che va oltre la tecnica pura. Negli anni è diventata anche un punto di riferimento nella didattica, costruendo una comunità globale di batteristi che guardano a lei non solo per l’abilità, ma per l’approccio creativo allo strumento.

Eppure, qui il contesto era di quelli che possono schiacciare anche i più grandi: un palco gigantesco, una legacy ingombrante e, soprattutto, il ritorno dei Rush con Geddy Lee e Alex Lifeson di nuovo insieme dopo oltre dieci anni. Non un semplice concerto, ma un momento simbolico, quasi rituale. Il debutto è avvenuto a sorpresa durante i Juno Awards, i Grammy canadesi, tenutisi a Hamilton. Una scelta tutt’altro che casuale: casa, identità, memoria. Ed è proprio lì che i “nuovi” Rush hanno deciso di ripartire. Il brano scelto è stato Finding My Way, apertura dello storico album di debutto del 1974. Una canzone che non veniva eseguita dal vivo dalla metà degli anni ’80, quasi a chiudere un cerchio: tornare all’inizio per poter andare avanti. Secondo quanto emerso, la band era indecisa su cosa suonare, finché il management non ha suggerito proprio questo pezzo, trasformando il debutto in un gesto carico di significato. Accanto a loro, sul palco, anche Loren Gold, già noto per il lavoro con gli Who e con Roger Daltrey, a completare una formazione pensata per rispettare il passato ma con uno sguardo aperto al presente.

Dopo la scomparsa di Peart, la scelta di Anika Nilles è arrivata con il benestare della famiglia del batterista, un dettaglio che pesa quanto — se non più — delle capacità tecniche. Perché qui non si trattava solo di trovare qualcuno in grado di suonare quelle parti, ma di trovare qualcuno capace di farlo con rispetto, sensibilità e identità. E Anika, in questo debutto, ha fatto esattamente questo: non imitare, ma interpretare. Non sostituire, ma proseguire.

 

Tra un anno esatto, il 30 marzo 2027, i Rush sono attesi anche in Italia, all’Unipol Dome, per quella che al momento è l’unica data annunciata del tour “Fifty Something”. Un altro capitolo di una storia che, contro ogni previsione, continua a scriversi.

E stavolta, con un nuovo battito.


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