La copertina più celebre della storia della musica continua a parlare. E oggi colpisce un dettaglio inquietante: la stragrande maggioranza dei personaggi immortalati accanto ai Beatles non è più in vita.
Una foto che ha sconfitto il tempo
C'è chi la considera un semplice collage artistico e chi, invece, una sorta di monumento pop del Novecento. La copertina di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, pubblicata dai Beatles nel 1967, è probabilmente l'immagine più analizzata della storia del rock. Un mosaico di volti celebri scelti da John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr per rappresentare le figure che avevano influenzato la loro immaginazione.
A quasi sessant'anni dalla sua pubblicazione, però, quella fotografia assume un significato diverso. Osservandola oggi, si scopre che la stragrande maggioranza dei personaggi presenti è ormai deceduta. Da scrittori come Oscar Wilde e Edgar Allan Poe a comici come Stan Laurel, passando per attori, musicisti, scienziati, guru e rivoluzionari: la grande folla che circonda la banda del Sergente Pepper è diventata, di fatto, una galleria di fantasmi illustri.
I sopravvissuti sono ormai pochissimi
Il tempo è stato implacabile. Se nel 1967 molte delle personalità ritratte erano ancora vive, oggi i superstiti si contano sulle dita di una mano. Anche tra i Beatles il destino ha presentato il conto: John Lennon è stato assassinato nel 1980, George Harrison è morto nel 2001. Restano Paul McCartney e Ringo Starr, testimoni viventi di un'opera che ha attraversato le epoche.
L'effetto è quasi surreale. Quella che all'epoca appariva come una festa affollata di celebrità si è trasformata in una sorta di fotografia della memoria collettiva. Un'immagine che racconta non solo la cultura pop del XX secolo, ma anche la sua inevitabile fragilità.
Forse è proprio questo il segreto della copertina di Sgt. Pepper's. Non rappresenta soltanto un disco rivoluzionario ma una gigantesca macchina del tempo che continua a ricordarci una verità semplice e universale: gli artisti passano, le opere restano. E quei volti immobili, stretti attorno ai Beatles in un eterno scatto di gruppo, sembrano oggi più vivi che mai proprio perché non ci sono più.

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