mercoledì 21 gennaio 2026

Cartellino rosso svedese alle hit fatte dai robot

Altro che “rock’n’roll robot”, come cantava l'arlecchino futurista Camerini: in Svezia l'artificialità fa ballare il mondo, ma viene gentilmente accompagnati all'uscita quando si tratta di classifiche ufficiali. È il caso di “Jag vet, du är inte min”, brano pop-folk super orecchiabile firmato dall’artista virtuale Jacub, diventato virale a livello globale e capace di macinare milioni di streaming. Tutto perfetto? Non proprio. IFPI Sweden ha deciso di bandirlo dalla Sverigetopplistan, la chart ufficiale svedese, perché generato – almeno in parte – con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.

 

La canzone è presente nelle classifiche di Spotify, gira ovunque e funziona, ma secondo le regole attuali non può aspirare al timbro di “hit ufficiale”. «Può piacere a tutti, ma non può entrare in classifica», hanno spiegato da IFPI, tracciando una linea netta tra ciò che è ascoltato e ciò che è “regolamentato”.

Eppure Jacub non è un cyborg musicale fuori controllo. I suoi creatori, legati all’editore danese Stellar, precisano che l’AI è stata usata come strumento creativo: voce sintetica e alcuni elementi musicali sì, ma sempre guidati da una visione artistica umana ben precisa. Una sorta di produttore invisibile con il cervello fatto di algoritmi. Non abbastanza, però, per convincere l’industria svedese a fare un’eccezione.

Il paradosso è che, mentre Stoccolma alza il cartello “vietato ai robot”, dall’altra parte dell’Atlantico l’intelligenza artificiale viene ormai invitata sul palco. Negli ultimi due mesi diverse figure musicali basate sull’AI sono entrate nelle classifiche di Billboard, segnando un cambio di passo evidente. Il caso più emblematico è quello di Xania Monet, la prima artista “alimentata dall’intelligenza artificiale” a debuttare in una classifica airplay: una pioniera digitale che, invece di fare vocalizzi, affina i prompt.

E qui ritorna utile Alberto Camerini, che negli anni '80 cantava “Rock’n’roll robot” come una fantasia pop-futurista, tra ironia e sintetizzatori. All’epoca era una metafora giocosa; oggi sembra quasi un documentario musicale. Solo che il robot di Camerini voleva fare rock’n’roll, mentre quelli di oggi puntano dritti alle chart… salvo poi scoprire che qualcuno non li vuole ancora vedere sul podio.

 

Morale della favola: l’AI sa scrivere canzoni, conquistare streaming e persino entrare nelle classifiche americane... ma in Svezia resta ufficialmente “fuori gara”. Forse è solo questione di tempo. O forse, prima di essere accettati, i robot dovranno imparare anche l’arte più difficile di tutte: compilare correttamente un regolamento.

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