giovedì 9 luglio 2026

Altro che Vannacci: Sylvie Lubamba sarebbe stata perfetta come addetta stampa di Enzo Jannacci



L'ultima indiscrezione dell'estate immagina Sylvie Lubamba nel ruolo di consulente della comunicazione del generale Roberto Vannacci. Un'ipotesi talmente surreale da far pensare che qualcuno abbia confuso i cognomi: più che Vannacci, il destinatario ideale sarebbe stato Enzo Jannacci.

Ci sono notizie che fanno discutere. Altre che fanno riflettere. E poi ci sono quelle che costringono a controllare il calendario, per capire se per caso sia già il primo aprile. Il condizionale è obbligatorio, la perplessità pure.

Perché qui non siamo davanti a un semplice retroscena politico. Siamo oltre. È il punto esatto in cui la politica smette di assomigliare alla politica e decide di fare un provino per il Bagaglino. O forse per un remake di Boris.

Quando il marketing incontra il cabaret

Ormai ai politici serve tutto: social media manager, spin doctor, esperti di TikTok, consulenti d'immagine, coach della postura, suggeritori di sorrisi e perfino professionisti della pausa teatrale davanti alle telecamere. Mancava soltanto questo tassello. Così l'indiscrezione diventa irresistibile. Non tanto perché possa essere vera, quanto perché costringe a immaginare la scena. C'è qualcuno che entra in una stanza, appoggia un dossier sul tavolo e dice con assoluta naturalezza: "Ho trovato la persona giusta per la comunicazione". E nessuno chiama un medico.

La sensazione è che, più che una strategia elettorale, sia nato il trailer di una commedia pecoreccia anni Settanta.

Forse hanno sbagliato cognome

E allora viene un sospetto. Che qualcuno abbia semplicemente letto male un appunto.

Non Vannacci. Jannacci.

Ecco, con Enzo Jannacci tutto avrebbe improvvisamente acquistato una sua logica. Perché lui, maestro assoluto del paradosso, dell'assurdo e dell'umanità raccontata di traverso, un personaggio così lo avrebbe accolto in una canzone senza cambiare una virgola. Anzi, avrebbe probabilmente aggiunto qualche dettaglio ancora più improbabile, giusto per renderlo credibile.

Il problema è che oggi la satira ha perso il monopolio dell'assurdo. La realtà produce da sola soggetti che un tempo sarebbero stati scartati dagli sceneggiatori perché "troppo esagerati". Il confine tra cronaca e cabaret è diventato così sottile che spesso servirebbe un geometra per trovarlo.

Se la voce si rivelerà infondata, resterà uno dei gossip più fantasiosi dell'estate. Se invece fosse confermata, toccherà riscrivere i manuali della comunicazione politica. E soprattutto chiedere scusa al grande Enzo: per decenni abbiamo pensato che fosse lui a inventare i personaggi surreali. In realtà stava semplicemente anticipando il telegiornale.

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