lunedì 10 agosto 2026

Eugenio Finardi a Ballando con le Stelle: la musica ribelle è finita, adesso c’è il cha cha cha


Annunciati i primi concorrenti della nuova edizione di Ballando con le Stelle. Il consueto caravanserraglio televisivo è servito: ex calciatori, influencer, attori, figli d’arte, personaggi da rotocalco e celebrità di varia stagionatura. Poi, in mezzo alla compagnia, compare un nome che costringe a strofinarsi gli occhi: Eugenio Finardi.

Se ce lo avessero raccontato vent’anni fa avremmo cercato immediatamente la telecamera nascosta. Non per Ballando, ma per Scherzi a parte.

C’è Alessandro Matri: perfetto. Jimmy Ghione: inevitabile. Aurora Ramazzotti, Anna Safroncik, Riccardo Rossi, Noemi Bocchi, Alberto Ravagnani. Tutto regolare nel grande centro commerciale dello spettacolo italiano, dove prima o poi transitano tutti, purché abbiano un minimo di notorietà, due ginocchia ancora operative e qualche sabato sera libero.

Poi arriva lui. Eugenio Finardi.

Per Eugenio le palette della giuria

Finardi. Quello di Musica ribelle. Quello de La radio. Uno che per generazioni ha rappresentato, almeno nell’immaginario, l’esatto contrario della televisione cotonata, del sorriso da prima serata e della liturgia del “tesoretto”.

E invece eccolo lì, pronto presumibilmente a farsi giudicare un paso doble, un tango o un casqué. Mezzo secolo di carriera per arrivare al momento sublime in cui qualcuno potrebbe spiegargli che “manca un po’ di connessione con la partner”.

È la straordinaria capacità digestiva della televisione italiana: inghiotte tutto, metabolizza tutto e alla fine restituisce tutto con le paillettes. La ribellione, purché faccia share. Il rock, ma con le scarpe di vernice. La controcultura, purché finisca entro mezzanotte e venti per lasciare spazio al Tg1 della notte.

Manca solo che dopo Musica ribelle Finardi incida Musica ballabile.

Il grande villaggio turistico dello spettacolo

Naturalmente Finardi è liberissimo di fare ciò che vuole. E magari ballerà magnificamente. Il punto non è lui: è il paesaggio circostante. La televisione italiana sembra ormai un gigantesco resort all inclusive dove non esistono più carriere, identità o percorsi, ma soltanto personaggi disponibili. Cantanti, ex sacerdoti, compagne di calciatori, giornalisti, influencer, attori, figli di qualcuno, ex centravanti e reduci da altri reality vengono rovesciati nello stesso frullatore del sabato sera.

Prima avevamo la televisione generalista. Adesso abbiamo il riciclaggio generalista.

E così Eugenio Finardi, uno che cantava “la musica ribelle che ti vibra nelle ossa”, potrebbe ritrovarsi a vibrare davvero. Ma per tenere il tempo di una rumba.

Che amarezza. Con tanto di orchestra dal vivo. Mi viene qualche verso sparso  di Nuovo swing di Enrico Ruggeri:

Cambia il tempo attorno a te

e la musica vecchia dov'è

La canzone che vuoi tu

poco dopo non la riconosci più...


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