giovedì 7 giugno 2012

IL TEATRO DEGLI ORRORI a Segrate (MI) il 21 giugno


Giovedì 21 giugno sul palco del Magnolia di Segrate IL TEATRO DEGLI ORRORI con i brani dell'ultimo album "Il mondo nuovo", nel quale compaiono come ospiti Caparezza, Rodrigo D'Erasmo (Afterhours), Andrea Appino (Zen Circus), Aucan, Egle Sommacal e molti altri ancora. 
Il cd rappresenta la terza fatica della band. Il suono è quello del rock contemporaneo, attento agli sviluppi più o meno recenti, individuabili soprattutto nel rock europeo, ma risente del desiderio e dell'ambizione di esplorare territori nuovi e diversi. Le canzoni sono state pensate nel senso e nella direzione di una dialettica fra musica e parole, che possa e sappia generare evocazioni inedite. 
Il nuovo video "Non vedo l'ora" (regia di Giulio Ragno Favero, realizzato in collaborazione con SAE Institute di Milano, il "supercollege" di creative media) è già in rotazione e visionabile su YouTube. La serata sarà aperta dai Verbal.
Il gruppo lo presenta direttamente così:


IL MONDO NUOVO
 

Volevamo intitolarlo Storia di un Immigrato. 
Il riferimento tanto esplicito a De André sembrava una splendida provocazione, tanto più significativa in quanto il disco è stato immaginato e desiderato "a concetto", come infatti è, e come lo fu appunto "Storia di un Impiegato". Per pudore, Il Teatro degli Orrori ha preferito un titolo più metaforico e immaginifico: IL MONDO NUOVO. 
Un concept album, dunque, costituito da 16 istantanee che sono tutte piccole biografie: storie di emigrazione e di migranti, narrate nella loro intimità, che le rende così simili alla vita di chi non emigra, di chi resta, ma comunque combatte la battaglia della vita, della propria esistenza. 
IL MONDO NUOVO narra il viaggio e la speranza, la lontananza e la solitudine, l'amore la violenza e la morte, e tenta un affresco dell'Italia dell'oggi, e del mondo che la circonda. Roba da matti. IL MONDO NUOVO è un disco inevitabilmente "politico". Perché narrare l'immigrazione è, oggi, mettere il dito nella piaga più profonda della società italiana, dove si scontrano gli anticorpi democratici con i batteri e i virus della xenofobia, dell'intolleranza, della paura dell'altro, in un'assurda concatenazione di piccole e grandi ignoranze, incomprensioni, inconsapevolezze, ataviche manchevolezze di una società che in questi ultimi anni è cresciuta involvendosi in una sorta di analfabetismo etico, morale, e politico. 
IL MONDO NUOVO è un disco di lotta. 
Senza partigianerie o militanze di sorta, questa è una raccolta di canzoni che dicono, o vorrebbero dire, una cosa semplice ma purtroppo nient'affatto scontata: il pianeta-mondo è il nostro paese comune, e la nostra vera patria. È un'esortazione, affinché sia finalmente possibile riconoscerci gli uni e gli altri come donne e uomini portatori dei medesimi diritti. Come è consuetudine nelle produzioni de Il Teatro degli Orrori, numerose citazioni letterarie per così dire "alte", sono presenti fra i brani. In particolar modo in Martino, una storia di violenza e sopraffazione narrata disarticolando e decontestualizzando i versi de Il Compagno, di Esenin (e salutando nuovamente De Gregori, vero amore di Pierpaolo); in Pablo, dove una celebre pagina di Céline da Viaggio al Termine della Notte incontra Stratanovskij; in Skopje, istantanea della vita di un migrante macedone a Marghera, raccontata anche attraverso i versi di Brodskij. Infine in Adrian il sicario, scritta insieme all'amico Marco Catone, che grazie al Rimbaud di Sangue Cattivo sembra un affresco horror delle mafie che si impadroniscono dell'esistenza di giovani sbandati in cerca di gloria e denaro. Doris è invece una rivisitazione dell'omonima canzone degli Shellac, "trascinata" nel "qui ed ora": non una cover, sia ben inteso, piuttosto un omaggio ad una delle band che più hanno ispirato la musica del Il Teatro degli Orrori, un po' come era accaduto con Dio Mio, nel primo album, rivisitazione di Eyeball degli Scratch Acid, non a caso band storicamente attigua agli Shellac. Nella convinzione che rock e poesia possano sposarsi felicemente e dare alla luce canzoni così diverse da quelle a cui la musica leggera italiana ci abitua noiosamente da anni, Pierpaolo questa volta, ha voluto esagerare. Un capitolo "non a parte" merita Ion. Questa canzone triste e disperata sembra riassumere tutte le caratteristiche narrative del disco. Nell'abito familiare della canzone d'amore, si nasconde la tragedia di Ion Cazacu, operaio rumeno ucciso col fuoco nel 2000 a Varese. Alla memoria di Ion Cazacu, eroe civile di un'Italia che combatte una guerra intestina fatta di piccole e grandi prevaricazioni quotidiane, dedichiamo questa canzone. La dedica è giusto e bello estenderla a tutti gli onesti ed industriosi lavoratori stranieri, che rendono grande e prosperosa la nostra economia, ma ai quali non viene quasi mai riconosciuta l'importanza ed il valore del ruolo essenziale che essi svolgono per il benessere di tutti.

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