C’è un motivo preciso se, da oltre settant’anni, il festival continua a essere molto più di una semplice gara canora. Sanremo rappresenta uno snodo centrale del sistema musicale italiano: non solo lo spettacolo che illumina il palco del Teatro Ariston ma anche e soprattutto l’ingranaggio industriale che, a telecamere spente, attiva investimenti, strategie, classifiche e ricavi. Ma quanto incide davvero la manifestazione sugli equilibri della discografia nazionale? Che quota degli ascolti in streaming è riconducibile ai brani presentati in Riviera? In che misura le canzoni in gara riescono a imporsi nelle classifiche e con quali tempistiche? E quale impatto economico genera l’evento sul territorio?
A tutte queste domande prova a rispondere la FIMI – Federazione Industria Musicale Italiana – che ha raccolto e analizzato i dati relativi agli ultimi anni, offrendo una fotografia dettagliata del peso che il Festival esercita sull’industria della musica registrata nel nostro Paese.
| Copertina ottenuta da ChatGPT, facendogli leggere questo articolo |
Streaming: 1,8 miliardi di ascolti per i brani in gara
Le canzoni presentate al Teatro Ariston nell’edizione 2025 hanno totalizzato nell’arco dell’anno 1,8 miliardi di stream. Un risultato che colloca Sanremo 2025 al secondo posto tra le edizioni più ascoltate di sempre sulle piattaforme digitali.
Su 100 miliardi di stream complessivamente generati in Italia nel 2025, ben 2 miliardi sono attribuibili ai brani in gara al Festival. Resta ancora davanti l’edizione 2024, quando l’incidenza delle canzoni sanremesi aveva raggiunto il 2,1% del totale annuo.
Il picco di consumo musicale in streaming si è registrato nella settimana immediatamente successiva alla kermesse: già durante i giorni del Festival si è osservato un incremento superiore all’11%, mentre nei sette giorni dopo la finale l’ascolto complessivo sulle piattaforme è cresciuto del 154% rispetto al 2020.
Il ruolo strategico delle etichette
Nel commentare i risultati, FIMI ha ribadito come il Festival continui a rappresentare un pilastro per lo sviluppo della musica italiana anche nel 2026. Al centro del “modello Sanremo” restano le case discografiche, principali investitori nella ricerca e nello sviluppo artistico. A livello globale, secondo i dati IFPI più recenti, l’industria investe ogni anno circa 7,5 miliardi di euro in attività di A&R e marketing.
Dieci anni di certificazioni e classifiche dominate
Guardando all’ultimo decennio (2015-2025), i brani passati dal palco dell’Ariston hanno totalizzato 24.545.000 copie certificate (considerate come equivalenti streaming), conquistando 241 dischi di platino e 48 dischi d’oro.
Negli ultimi cinque anni, nella settimana successiva al Festival, l’intera Top Ten Singoli della classifica Top of the Music è stata occupata da brani in gara. Nel 2025, il vincitore del Festival ha esordito direttamente al primo posto e, sempre nello stesso anno, l’intero podio della classifica annuale dei singoli è stato monopolizzato da canzoni presentate a Sanremo.
Il 65,5% dei brani in gara nel 2025 è entrato nella Top 100 Singoli dell’anno. In media, negli ultimi quattro anni, ogni canzone sanremese è rimasta oltre 18 settimane in classifica, con un record per l’edizione 2023, i cui brani hanno toccato una permanenza media di circa 20 settimane.
A un mese dalla pubblicazione, nel 2025, i brani del Festival occupavano l’intera Top Ten dei singoli. FIMI sottolinea come il legame tra Sanremo e le classifiche si sia consolidato progressivamente: dal 2021 al 2024 gli artisti con l’album più venduto dell’anno avevano tutti preso parte all’edizione successiva del Festival; nel 2025, invece, l’album best-seller dell’anno è stato firmato proprio dall’artista vincitore.
Radio e diritti connessi
L’effetto Festival si è riflesso anche sulla raccolta dei diritti connessi. Nel 2025 i brani in gara hanno rappresentato il 4,6% dei passaggi complessivi sulle sei radio più ascoltate in Italia, dato in linea con il 2024 e in netta crescita rispetto al 2019 (2,8%), prima dell’era Amadeus.
L’impatto sul territorio
Oltre alla musica, Sanremo incide anche sull’economia locale. Secondo uno studio di Ernst & Young, l’edizione 2025 ha generato un impatto economico diretto e indiretto pari a 245 milioni di euro. Il contributo al valore della produzione è stato stimato in 25 milioni, con un valore aggiunto di 11,5 milioni e circa 220 posti di lavoro creati.
Durante i cinque giorni dell’evento si sono registrate circa 150.000 presenze in città: il 39% legato a visitatori, suddivisi tra turisti (79%) ed escursionisti (21%). I pernottamenti complessivi sono stati circa 120.000, con il 74% concentrato nel comune di Sanremo e il restante 26% distribuito nei comuni della provincia di Imperia.
Televisione e social: numeri da grande evento
Sul fronte televisivo, Sanremo 2025 ha registrato una media di 12,5 milioni di spettatori, con una copertura complessiva di circa 38 milioni di individui. L’audience è cresciuta in quasi tutte le fasce d’età, ad eccezione dei segmenti 25-34 e 55-64 anni.
Sui social network le interazioni hanno superato i 99 milioni nei cinque giorni della manifestazione, segnando un incremento dell’80% rispetto al 2023.
Verso Sanremo 2026: certificazioni a confronto
In vista dell’edizione 2026, FIMI ha già diffuso i dati relativi alle certificazioni accumulate dagli artisti annunciati da Carlo Conti. In testa alla graduatoria figura Fedez con 98 dischi di platino, seguito da J-Ax (71), Luchè (37), Mara Sattei (18) ed Elettra Lamborghini (15).
L’evoluzione delle certificazioni complessive dei cast negli ultimi anni mostra una crescita significativa: 280 dischi di platino prima della gara nel 2022, 341 nel 2023, 512 nel 2024 e 695 nel 2025. Per il 2026 il totale attuale è inferiore di 10 unità rispetto al 2023 e rappresenta meno della metà del dato record dello scorso anno.
I brani sanremesi più certificati di sempre
A guidare la classifica storica FIMI dei brani nati sul palco dell’Ariston è “Cenere” di Lazza (2023), con 900.000 copie certificate. Seguono “Brividi” di Mahmood e Blanco (2022, 800.000 copie) e “Dove si balla” di Dargen D’Amico (2022, 700.000 copie). Con 600.000 copie certificate figurano “Balorda nostalgia” di Olly (2025), “Due vite” di Marco Mengoni (2023), “Farfalle” di Sangiovanni (2022), “Supereroi” di Mr. Rain (2023) e “Tango” di Tananai (2023). Chiude la lista “Tuta gold” di Mahmood (2024), a quota 500.000 copie.
Analizzzando tutto questo appare chiaro come Sanremo continui a essere molto più di una competizione canora: è un motore industriale capace di incidere in modo strutturale su classifiche, investimenti, territori e consumo musicale.


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