Si parte il 27 ottobre al Teatro Sala Umberto di Roma, con una serie di date che accompagneranno il pubblico fino ai primi di novembre. Poi, dal 25 novembre, il viaggio si sposta nuovamente a Milano, proprio in quel Teatro Out Off che aveva già ospitato la prima incarnazione di questo esperimento.
Il cuore dello spettacolo resta immutato: niente grandi hit in sequenza, niente comfort zone. Al contrario, ogni serata diventa un’esplorazione diversa, con scalette che cambiano continuamente e riportano alla luce brani meno frequentati, piccole gemme che spesso restano ai margini dei concerti tradizionali. È qui che “Nevergreen” trova il suo senso più autentico: dare spazio a ciò che normalmente resta nascosto. Anche l’atmosfera gioca un ruolo fondamentale. La dimensione dei teatri, volutamente contenuta, permette una vicinanza rara tra artista e pubblico. Non c’è distanza, non c’è filtro: solo musica, parole e silenzi condivisi. Ogni concerto diventa così un evento unico, irripetibile, costruito su misura per chi è presente in quella specifica sera.
Accanto a De Gregori, una band affiatata e capace di muoversi con eleganza tra le sfumature di un repertorio così vario: Guido Guglielminetti al basso e contrabbasso, Primiano Di Biase (anche alla direzione artistica) tra hammond, tastiere e fisarmonica, Carlo Gaudiello al piano, Paolo Giovenchi alle chitarre, Alessandro Valle tra pedal steel e mandolino, e Simone Talone alla batteria. A completare il suono, le voci di Francesca La Colla e Cristina Greco.
Il progetto “Nevergreen” non è nuovo, ma continua a evolversi. Dalla versione portata in scena nel 2024 è nato anche un documentario, diretto da Stefano Pistolini, arrivato fino alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Segno che questo format, così intimo e controcorrente, ha qualcosa di speciale da raccontare anche oltre il palco. Le prevendite per le prime date sono già partite... ma più che un semplice acquisto, qui si tratta di assicurarsi un posto dentro un’esperienza che difficilmente si ripete uguale a sé stessa.
Per chi conosce già De Gregori, è un’occasione per riascoltarlo da una prospettiva diversa. Per chi lo segue da sempre, forse è il modo più autentico per ritrovarlo.

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