Gli Afterhours premiati al Tenco, il frontman bacchetta rapper e contestatori. Ma tra Nirvana, X Factor e Måneskin, il sacerdote dell'underground rischia di inciampare nella propria biografia.
C'è una curiosa sindrome che colpisce certi sacerdoti del rock italiano quando superano una certa età: la convinzione che ogni intervista debba riscrivere la storia della musica. Morgan ne ha fatto una disciplina olimpica. Manuel Agnelli, con più classe e meno fuochi d'artificio, sembra voler recuperare terreno.
Occasione: il Premio Tenco alla carriera assegnato agli Afterhours. Riconoscimento sacrosanto per una band che ha lasciato il segno. Meno indispensabile, forse, il giro di sentenze distribuite dal frontman come fossero tavole della legge.
I Litfiba meglio dei Nirvana: Kurt Cobain può riposare tranquillo
Agnelli sostiene che, per la sua generazione in Italia, i Litfiba siano stati più importanti dei Nirvana. Opinione legittima. Ma sembra una di quelle discussioni da bar che alle due di notte finiscono con qualcuno che proclama i Pooh superiori ai Beatles perché cantavano in italiano.
Poi il tribunale passa al rap. Sonoramente bocciati Ferrari, catene d'oro, ostentazione e trap. Una volta l'hip-hop raccontava la società; adesso conterebbe soprattutto i soldi. Non ha tutti i torti. Ma fa effetto sentir impartire lezioni di purezza anti-commerciale da chi ha occupato con disinvoltura la poltrona di X Factor. L'underground è bellissimo, purché abbia un camerino televisivo.
Da X Factor a Sanremo: il ribelle con la patente
Sui saccheggi durante le manifestazioni milanesi Agnelli distingue, giustamente, la protesta dal furto di scarpe griffate. Non è questa la sparata. Il bello arriva quando assegna patenti di autenticità alle nuove generazioni musicali: questa scena sì, quella no, il rap ormai no, la nuova protesta sì. Manca soltanto il timbro dell'ufficio ribellioni autorizzate.
E a Sanremo? Dopo aver cantato Luigi Tenco ricordando il padre, l'antico iconoclasta non esclude di tornare ospite all'Ariston. Rievoca perfino il duetto con i Måneskin, osservando che il gruppo passò dal diciottesimo al primo posto. Battuta, certo. Ma l'autostima ha un amplificatore Marshall tutto suo.
Gli Afterhours restano un capitolo importante del rock italiano. Il problema non sono le canzoni, ma la tentazione di trasformare ogni intervista in un sermone. Morgan almeno quando esagera offre uno spettacolo imprevedibile. Agnelli rischia qualcosa di peggio: diventare il professore che da ragazzo avrebbe contestato.
.jpg)

Nessun commento:
Posta un commento