mercoledì 14 gennaio 2026

"Chuck Berry! su tutti", parola di Eric Clapton



Per generazioni di appassionati rockofili e soprattutto chitarrofili, Eric Clapton rappresenta una vera e propria icona della 6 corde elettrica. La sua influenza sulla musica moderna è indiscutibile, anche se lo stesso Clapton non ha mai nascosto di considerarsi il frutto di una lunga tradizione musicale, costruita sulle spalle di chi lo ha preceduto. Tra questi, un nome emerge su tutti: quello di Chuck Berry.

Considerato uno dei padri fondatori del rock'n'roll, Charles Edward Anderson Berry detto Chuck ha avuto un ruolo decisivo nel definire il linguaggio della chitarra ritmica e solista. Clapton ha più volte riconosciuto il debito nei suoi confronti, arrivando a dichiarare, nel documentario Chuck Berry: Hail! Hail! Rock ’n’ Roll, quanto il suo stile sia diventato un riferimento inevitabile per chiunque si avvicini al genere. Secondo il chitarrista inglese, quando si tenta di suonare davvero rock and roll con la chitarra (mica facendo finta con l'air guitar...), prima o poi si finisce per ripercorrere le stesse strade tracciate da Berry, perché le alternative sono sorprendentemente poche.

Clapton ha anche sottolineato l’enorme portata dell’eredità musicale lasciata dal musicista statunitense, scomparso nel 2017 all’età di 90 anni. Berry seppe fondere elementi diversi — dal blues al country, passando per influssi jazz e latini — creando uno stile unico e riconoscibile. Un’impronta così profonda da generare, col tempo, anche un certo risentimento in lui, consapevole di quanto la sua influenza si fosse diffusa ben oltre il dovuto riconoscimento.

Eppure, per Slowhand, eccellere nel rock and roll non equivale automaticamente a essere il miglior chitarrista in assoluto. Quando gli è stato chiesto chi meriti davvero questo titolo, il musicista britannico non ha avuto esitazioni: Albert Lee. Oggi ottantaduenne, Lee è stato definito da Clapton come il più grande chitarrista vivente, un virtuoso completo, dotato di una tecnica fuori dal comune, di un orecchio eccezionale e di una padronanza dello strumento che, a suo dire, non teme rivali. Un giudizio che, ancora una volta, dimostra come anche le leggende sappiano riconoscere l'altrui talento.

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