Diretto dalla regista candidata all’Oscar Amy Berg e co-prodotto da Brad Pitt, il film si propone come il ritratto più intimo e autentico mai realizzato sul cantautore californiano. Al centro del racconto materiali d’archivio inediti, provenienti dal patrimonio personale di Buckley e, soprattutto, i suoi messaggi vocali privati, compreso l’ultimo, struggente, lasciato alla madre nella segreteria telefonica di casa.
Nato il 17 novembre 1966 nella contea di Orange, in California, e morto tragicamente a Memphis nel 1997, Buckley è entrato nella storia della musica con un solo album pubblicato in vita, Grace (1994). Figlio del cantautore Tim Buckley, aveva conquistato pubblico e critica grazie a una voce fuori dal comune e a un’intensità interpretativa che avrebbe reso immortali brani come “Last Goodbye” e la celebre rilettura di “Hallelujah” di Leonard Cohen.
| Jeff e la madre Mary Guibert |
Il documentario ripercorre la sua parabola artistica nel fermento culturale della New York tra gli Ottanta e i Novanta, dagli esordi nei piccoli club dell’East Village fino alla lavorazione del secondo album, rimasto incompiuto. Attraverso le testimonianze della madre Mary Guibert, delle ex compagne Rebecca Moore e Joan Wasser, dei musicisti che lo hanno accompagnato – tra cui Michael Tighe e Parker Kindred – e di artisti come Ben Harper e Aimee Mann, emerge il ritratto di una personalità luminosa e inquieta, sospesa tra disciplina musicale e irrefrenabile libertà creativa.
«Non ricordo un periodo della mia vita in cui non abbia pensato di fare un film su Jeff», ha raccontato la regista. Un progetto coltivato per oltre quindici anni, nato dall’ascolto di Grace e maturato grazie all’accesso a registrazioni private e documenti mai mostrati prima. «Quei materiali erano indimenticabili. Ho sempre saputo che sarebbe stato un documentario», ha spiegato la regista, parlando di un lungo “travaglio d’amore” per avvicinarsi il più possibile alla verità dell’artista.
| La regista Amy Berg |
L’uscita del film è accompagnata anche da una nuova pubblicazione discografica: dal 13 febbraio sarà disponibile in versione deluxe Live at Sin-é, l’EP che nel 1993 fece conoscere al mondo la forza espressiva di Buckley, registrato in un piccolo club di Manhattan con la sola chitarra elettrica. La nuova edizione, ampliata in un cofanetto con quattro vinili, include versioni live di brani iconici e materiali fotografici inediti.
Un evento cinematografico pensato non solo per i fan storici, ma anche per chi oggi scopre la sua musica attraverso i social. Perché, come suggerisce il titolo, per lui non è mai davvero finita: la sua voce continua a attraversare il tempo, fragile e potentissima, capace ancora di parlare al presente, con straordinaria intensità.


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