Altro che ospite a sorpresa: sull’ipotesi che Giorgia Meloni possa materializzarsi all’Ariston, la Rai mette il timbro ufficiale: nessun contatto con Palazzo Chigi. Tradotto in non-politichese: nessun invito, nessun piano segreto, nessun retroscena da romanzo politico-balneare.
E Carlo Conti la prende con filosofia, ma anche con una punta di incredulità: «Pensare che io l’abbia invitata è fantascienza pura». Neanche Spielberg, insomma. «Non ho un rapporto diretto. È una libera cittadina: se vuole comprare un biglietto e venire, può farlo». In pratica: la porta è quella, la biglietteria pure.
Poi la premier archivia la faccenda su X con un’alzata di sopracciglio digitale: «Io al Festival? È FantaSanremo, io continuo a fare il mio lavoro». Altro che duetto o monologo: qui siamo nel campionato della fantasia. La presidente del Consiglio chiarisce che la sua presunta partecipazione alla prima serata del Festival di Sanremo è una notizia «totalmente inventata», già smentita da Palazzo Chigi e dallo stesso Conti. Eppure, osserva, la leggenda metropolitana continua a girare come un tormentone estivo fuori stagione: smentisci oggi, rilanciano domani.
Da qui la stoccata: forse è il caso di ricordare che il FantaSanremo è un gioco divertente per chi si appassiona alla kermesse. Le notizie, invece, dovrebbero abitare nel mondo reale, non nel backstage dell’immaginazione. Nel frattempo, assicura Meloni, lei resta al suo posto di comando. E Sanremo? Saprà brillare anche senza ospiti immaginari e senza infilare la politica a forza tra un ritornello e una standing ovation. Perché, quando si parla della più grande festa della musica italiana, non serve un colpo di scena istituzionale: bastano le canzoni. Esatto, le canzoni: almeno ci fossero...


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