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martedì 24 marzo 2020

Ciao Manu...


Grandissimo innovatore della musica africana moderna, il sassofonista e compositore del Camerun Manu Dibango (vero nome Emmanuel N'Djoké Dibango) si è spento a 86 anni per il Coronavirus. Lo annunciano i suoi familiari: "Cari parenti, cari amici, cari fan, una voce si alza da lontano, è con profonda tristezza che vi annunciamo la scomparsa di Manu Dibango, il nostro Papy Groove, avvenuta il 24 marzo all'età di 86 anni, a causa del covid19". 


Dibango era stato ricoverato la scorsa settimana in un ospedale a Parigi dopo essere stato trovato positivo al test. Basta citare il suo brano "Soul Makossa" per capirne la portata: l'originalità della formula musicale che miscela dance, soul, funk e afro ed anche il primo brano in lingua francese ad arrivare ai vertici delle classifiche USA.

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Era un artista che amava costruire "ponti" con colleghi di estrazioni e culture diverse, come costruisce ponti ideali tra continenti e linguaggi, collabora con tantissimi artisti e band di tutto il mondo, Fania All Stars, Fela Kuti, Herbie Hancock, Eliades Ochoa, Bill Laswell, Bernie Worrell, Ladysmith Black Mambazo, King Sunny Adé, Don Cherry, Sly and Robbie, pure coi nostri Jovanotti e Enzo Avitabile. Grazie a lui si è compreso che la musica del cosiddetto Terzo Mondo poteva essere esportata al di fuori dei confini del continente, molto prima dell'esplosione della world music, mescolando la sua cultura a quella di tantissimi altri senza mai perdere il fondamentale, strettissimo legame con le sue radici, rivestendo il tutto con una confezione sonora sempre iun aggiornamento. Nonostante l'età avanzata, continuava a suonare: nei mesi scorsi era in tour per celebrare la sua storia con gli African Soul Safari e Safari Symphonique. Varie volte nomnato al Grammy, era Ambasciatore dell'Unesco e Cavaliere delle Arti in Francia, contaminando (come suona strana questa parola adesso...) intere generazioni di musicisti africani e internazionali. Chi volesse approfondire la sua figura si legga "Tre chili di caffè - Vita del padre dell'afro-music", pubblicata in Italia da Edt. A causa delle restrizioni dovuti all'epidemia, i funerali non potrannoi che svolgersi nella più stretta intimità familiare, lui che avrebbe meritato una gigantesca festa popolare.

lunedì 20 dicembre 2021

La "resa dei conti" di Matilde in un videoclip


Da oggi è visibile il nuovo video dell'artista pratese Matilde Rosati Non so più chi sei (per chi segue il suo percorso musicale sui social più semplicemente... Matilde), prodotta da Marco Falagiani e dal Gruppo Teorema, che torna sul mercato con un nuovo singolo, dopo l'esordio - alcuni mesi fa - con la riuscitissima Un avatar di noi, accolta molto bene sia su Spotify che su YouTube.


Un brano e relativo video - uscito proprio oggi - che racconta in maniera efficace, anche attraverso alcune immagini opposte e sottilmente paradossali, uno stato d’animo preciso, fatto di smarrimento e isolamento. Si tratta di situazioni che, causa Covid19, tutti siamo stati chiamati da febbraio 2020 a fronteggiare, rimettendo in discussione le nostre certezze ma offrendoci la fondamentale occasione di rivalutare le nostre priorità esistenziali.


Una sorta di “resa dei conti” con noi stessi, che ci può permettere di valutare quello che davvero conta nelle nostre vite… ma dove il nostro smarrimento può creare un ostacolo nel riconoscimento degli altri. Temi attuali e densi, resi però attraverso un ritmo reggae che sfocia in seguito in una ritmica funk, con Matilde impegnata ad alleggerire il tutto anche attraverso un accenno di scat, particolare virtuosismo canoro nato nella musica jazz con l'imitazione vocale di strumenti musicali tramite la riproduzione di fraseggi simili a quelli strumentali. 

Il videoclip, diretto da Marzio Benelli, è volutamente semplice ma caratterizzato da alcuni dettagli importanti come le scarpe rosse che Matilde indossa, simbolo dei diritti delle donne contro la violenza di genere e pure una maschera, quella che simbolicamente indossiamo a volte, per confonderci e difenderci. Produzione Artistica: Falagiani Music Label & Publishing / Riprese: Duccio Brunetti / Regia e Montaggio: Marzio Benelli / Make-up Artist: Filippo Quaresimi. Si ringraziano Fashionsourcing srl per la produzione esecutiva, Hair Stylist Glamour di Filippo Quaresimi per la location, Lollilabel.it per l’outfit.

sabato 4 dicembre 2021

Il lavoro? Ancora non lo so...


"Il lavoro" è una splendida canzone del 1973 di Piero Ciampi, nella quale il cantautore (ma forse è più corretto definirlo "poeta") dà il suo meglio su questo fondamentale tema, che affronterà due anni più tardi anche con "Andare camminare lavorare". Precario lavoratore ma, soprattutto anima precaria, l'uomo Ciampi si giustifica con le donne per la propria impossibilità alla garanzia, alla sicurezza, cercando nell’amore e nel sogno, disperatamente, proprio qualche certezza che il lavoro, il denaro, la vita reale non possono offrirgli, quel posto nel mondo che la sua natura non gli permetterà di raggiungere mai. Altri grandi nomi della canzone italiana hanno messo in musica l'argomento "lavoro", come Giorgio Gaber ("Gli operai", 1972), Lucio Dalla ("L'operaio Gerolamo", 1973), Enzo Jannacci ("Vincenzina e la fabbrica", 1974), Franco Battiato ("Gente in progresso", 1984)... e l'elenco potrebbe continuare a lungo. Il lavoro... un argomento di assoluta, vitale importanza per tutti, artisti e non, compromesso dal dilagare del Covid19.

Nell’ottobre 2001, dall’attenta analisi di Marco Biagi, prendeva le mosse il “Libro Bianco del mercato del lavoro”, nella cui stesura il compianto giurista ebbe un ruolo di assoluto protagonista. Dopo vent’anni, la necessità di una profonda riforma del mercato del lavoro è sempre più attuale.

Per la serie di PerCorsi avviati su questo tema dal 26 ottobre scorso, Milano PerCorsi propone un secondo incontro dal tema: “Dentro la Pandemia, la crisi economica aumenta la disoccupazione e le complessità del mercato del lavoro”.

La pandemia del Covid-19 ha aggravato la crisi economica e del mercato del lavoro con pesanti effetti sull’occupazione. Calano le ore lavorate, con un impatto pesante sui redditi, su alcuni gruppi di lavoratori e aumentano le disuguaglianze. Tra questi le persone che svolgono lavori meno protetti e meno retribuiti come i giovani e i lavoratori anziani, le donne e i lavoratori migranti. Spesso il lavoro manca, a volte sono difficili da reperire alcune figure professionali, aumenta il bisogno di un lavoro dignitoso e non precario.

Davanti a noi si pone la necessità di:

- sostenere l’economia, le imprese e la domanda di lavoro

- proteggere le lavoratrici e i lavoratori nei luoghi di lavoro

- supportare lavoro e redditi

- trovare soluzioni condivise attraverso il dialogo sociale

Sostenere l’economia significa sfruttare le opportunità del PNRR per un piano espansivo sorretto da una nuova politica fiscale e monetaria che favorisca gli investimenti. Sgravi per le imprese, insieme al supporto finanziario, dovranno essere accompagnati da scelte di protezione sociale universali con misure di salvaguardia dell’occupazione. Il dialogo sociale dovrà portare a proteggere le lavoratrici e i lavoratori, con politiche di Sicurezza, Formazione e una nuova organizzazione del lavoro capace di prevenire discriminazione ed esclusione. Va scelta una via alta dello sviluppo e un lavoro sicuro sostenuto da una Formazione capace di garantire nuove competenze, affinché sicurezza del lavoro sia anche la possibilità di lasciare un posto di lavoro ma non rimanere disoccupati. Rafforzare la capacità e la resilienza delle organizzazioni sociali, in un nuovo contesto di relazioni sociali con una rinnovata competenza di chi governa le politiche economiche.

Ne discutono: Marcello Guadalupi, Giorgio Fiorentini, Gianni Cuperlo, Marco Accornero, Alvise Biffi, Valentina Cappelletti e Pietro Latella. Modera Marcello Guadalupi, Presidente di Milano PerCorsi.

Marcello Guadalupi

Per info ed iscrizioni consultate il sito di MilanoPerCorsi o mandate una mail a segreteria@milanopercorsi.it

lunedì 27 luglio 2020

Citazione Prog



Desidero ringraziare pubblicamente il direttore di Prog Italia Guido Bellachioma per l'affettuosa citazione nell'editoriale del numero 30 del suo splendido periodico, al quale peraltro ogni tanto collaboro. Il Covid19 - a differenza degli auspici diffusisi all'inizio - non ci ha reso tutti più buoni... ma ha confermato quel senso di vicinanza fra le persone amiche che condividono un grande tesoro come quello della musica progressive rock. 

Naturalmente anche il nuovo numero - il 31° - con il trio delle meraviglie in copertina (qui è scaricabile gratuitamente il loro concerto di Genova 1972), è stato opportunamente acquistato, letto e riletto...